Bergamo a Cinque Cerchi: Fausto Radici, il “figlio del vento” dello slalom italiano

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Se c’è un’epoca d’oro dello sci alpino italiano, gli Anni Settanta sono il periodo ideale.

Fra i successi di Gustav Thöni e Piero Gros cresce la “Valanga Azzurra”, un movimento ineguagliabile per vittorie e podi ottenuti nel corso di quasi un decennio.

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Fra quei capisaldi degli sport invernali si fa però largo un giovane proveniente dalla “città” come si dice negli ambienti federali, un ragazzo che non è cresciuto fra le strette valli dell’Alto Adige o le gelide vette della Val d’Aosta.

Si tratta di Fausto Radici, figlio di industriali della Val Gandino che hanno fatto fortuna nel tessile e che ha sempre avuto la passione dello sci grazie al padre Gianni.

Fausto si allena sui pendii gelati del Monte Poieto dove si districa fra i pali realizzati dal genitore e da Mario Grigis, fondatore dello Sci Club Selvino, preparandosi anche prima di andare a scuola.

Il ragazzo deve però far i conti con un handicap che si porta dietro sin da bambino: a tre anni viene colpito da un glaucoma all’occhio sinistro che obbliga i medici a esportare l’organo.

Radici non si fa intimorire e semina comunque successi sugli sci nonostante quando ci sia neve, nebbia o visibilità piatta sia maggiormente in difficoltà per la riduzione del campo visivo.

Il primo successo internazionale per lo sciatore bergamasco arriva però nel 1971 quando vince l’oro a Jahorina nello slalom speciale degli Europei Juniores.

Il commissario tecnico Jean Vuarnet non ne vuole sapere di prendere in considerazione atleti fuori dalle tradizionali aree di origine e Radici non riesce a conquistare il posto in Nazionale.

Nel 1972 serve quindi il provvidenziale intervento di Giancarlo Mangili, fondatore dello Sci Club Goggi che, insieme a Grigis, fa pressioni sul numero uno della squadra tricolore.

Mangili addirittura invita Vuarnet a Bergamo facendogli visitare Città Alta e invitandolo a cena al Poieto dove, grazie anche all’intermediazione di Grigis, lo convince a convocare in Nazionale A Radici.

Le cose cambiano in estate quando Vuarnet viene sostituito da Mario Cotelli che conta parecchio sul seriano, il quale però viene impiegato principalmente in Coppa Europa per farsi le ossa.

Nella stagione 1972-73 Radici dà quindi il meglio di sé vincendo tre slalom e due giganti, ma soprattutto portandosi a casa la classifica finale del circuito continentale.

Questi risultati gli valgono anche il debutto l’8 dicembre 1973 dove è decimo nella gara fra i pali stretti a Val d’Isére, a dimostrazione come sia nato un nuovo talento dello sci italiano.

In quell’inverno Radici è imprendibile con una serie di risultati che lo accompagnano al secondo posto nello slalom speciale di Wengen, a soli cinque centesimi dal tedesco Christian Neureuther.

Arriva anche la convocazione ai Mondiali di Sankt Moritz 1974, ma a dispetto delle top ten ottenute in Coppa del Mondo, Radici inforca dopo il settimo posto della prima manche.

Poco male perché la crescita è costante e la dimostrazione arriva nel dicembre 1974 quando è terzo nella “3Tre” di Madonna di Campiglio alle spalle del nuovo talento svedese Ingemar Stenmark e del compagno Paolo De Chiesa.

E’ ormai un pilastro della Valanga Azzurra che dà il meglio di sé nello slalom di Garmisch-Partenkirchen nel gennaio 1975 quando sulla Kandahar trionfa Gros davanti a Thöni e a Radici.

A Fausto manca solo la vittoria ma, un anno esatto dopo, centra il successo sempre sul tracciato tedesco dove anticipa Gros e Stenmark per una vittoria che gli vale la qualificazione alle Olimpiadi Invernali.

Radici non si accontenta e vuole prendersi anche un posto nello slalom gigante, così affronta una gara interna a Brunico dove batte i compagni di Nazionale e vince, venendo chiamato da Cotelli anche fra le porte larghe.

Non è la specialità prediletta dal bergamasco a causa dei suoi problemi alla vista, ma a Innsbruck Radici si supera e, dopo il nono posto della manche inaugurale, risale al settimo nella seconda.

E’ la notizia più bella per l’Italia in una gara che vede Thöni sbagliare dopo aver chiuso al comando la prima metà di gara e concludere al quarto posto, dietro i sorprendenti svizzeri Heini Hemmi e Ernst Good e al solito Stenmark.

Quando arriva lo slalom speciale tutti attendono Radici, ma le condizioni sono le peggiori che possano esserci visto che nevica e c’è nebbia, ma Fausto si lancia sul pendio austriaco.

Nonostante il pettorale 12, al primo intermedio passa con il miglior tempo, nettamente davanti all’americano Geoff Bruce e al compagno di squadra Franco Bieler, mentre Thöni e Stenmark sono a oltre un secondo.

Dopo circa quaranta secondi di gara accade l’impensabile: Radici si scontra con un palo, inforca e finisce lì quella gara che sarà il trionfo dell’Italia complice la doppietta di Thöni e Gros.

Nessuno però dubita del talento di Radici che nel dicembre 1976 realizza forse l’impresa più bella della carriera, quella di Madonna di Campiglio dove batte Gros e Thöni in una tripletta che rimarrà nella storia dello sci italiano.

Sarà l’ultimo squillo di Fausto perché, benché rimanga sempre in top ten, nel gennaio 1978 decide di ritirarsi per pensare all’impegno famigliare e a quell’azienda che diverrà presto una multinazionale.

E’ forse anche l’epilogo di quella “Valanga Azzurra” che ha spazzato via gli avversari per un decennio e che forse difficilmente potrà rivivere momenti così felici.