Sessanta lunghissimi anni: è questo il periodo di attesa che l’Italia deve sopportare prima di festeggiare una medaglia d’oro al femminile alle Olimpiadi Invernali.
Serve l’arrivo di una ragazzina di Selvino, cresciuta sulle pendici del Monte Purito dopo una carriera in costante crescita.
Il suo nome è Paola Magoni e da quel venerdì 17 febbraio 1984 tutti ricorderanno per sempre.
Nata in Val Seriana il 14 settembre 1964, Paoletta (come è nota da amici e parenti) cresce in una famiglia devota al mondo dello sci alpino complice la passione del padre Gianfranco che la svezza sulle pendici della vetta orobica.
Insieme a lei si lanciano fra i pali stretti anche i fratelli Livio, Sonia e Oscar che ben presto intraprende però una carriera vincente di allenatore; mostrando subito il grande talento come la vittoria ai Giochi della Gioventù alla vittoria nel 1981 e nel 1982 ai Campionati Italiani Juniores di slalom speciale.
E’ il biglietto da visita giusto per entrare in Nazionale, a cui si aggiunge un bronzo in discesa libera agli Europei 1980, anno in cui vince il primo titolo tricolore assoluto in combinata ed esordisce in Coppa del Mondo ottenendo il quattordicesimo posto nello slalom di Piancavallo.
Nel 1981 agli Europei è argento fra i pali stretti, mentre l’anno successivo prende parte per la prima volta ai Mondiali Assoluti a Schladming concludendo ventinovesima in discesa libera, a dimostrazione della sua versatilità.
Un aspetto che emerge un mese dopo quando Magoni prende parte alla rassegna iridata juniores vincendo l’oro in combinata in un’edizione che la vede centrare la top ten in tutt’e quattro le specialità in programma, mentre a dicembre ottiene la prima top ten in Coppa del Mondo.
Magoni rimane sempre in quota nonostante non abbia gli exploit delle colleghe Daniela Zini e Maria Rosa Quario, note come le leader della Valanga Rosa, ma a poco più di un mese dalle Olimpiadi Invernali di Sarajevo 1984 ottiene un sesto posto nello slalom di Limone Piemonte dominato dalle colleghe.
E’ l’occasione giusta per blindare il posto ai Giochi dove, dopo un trentaduesimo posto in slalom gigante, prende parte allo slalom.
Scatta con il pettorale numero 5 e, nonostante la nebbia che circondi la collina di Jahorina, taglia il traguardo in 48″85, quarta a pari merito con la francese Perrine Pelen.
Davanti c’è la transalpina Christelle Guignard, a sorpresa al comando in 48″71 nonostante il pettorale numero 17, con dieci centesimi sull’atleta del Liechtenstein Ursula Konzett e tredici sull’austriaca Anni Kronbichler.
Fra le favorite è un’ecatombe con l’americana Tamara McKinney, vincitrice della Coppa del Mondo generale l’anno precedente, fuori dopo poche porte; mentre la svizzera Erika Hess, dominatrice degli slalom in quegli anni, è decima con ottantasei centesimi di ritardo.
In casa Italia Zini è ottava a sessantuno centesimi, mentre Quario è tredicesima nonostante sia partita con il pettorale numero 1.
La tensione nel quartier generale azzurro si fa sentire, considerato che lo slalom rappresenta una delle ultime occasioni per andar a medaglia, tuttavia Paoletta non sente la pressione e si concentra soltanto sul risultato.
Nella seconda manche si lancia come una furia e taglia il traguardo in 1’36″47, nettamente davanti alle avversarie già scese.
Kronbichler sbaglia e getta alle ortiche le possibilità di podio, mentre Guignard esce ancor prima di passare al primo intertempo.
Magoni è oro con novantuno centesimi su Pelen e 1″03″ su Konzett, mentre Hess riesce a risalire fino al quinto posto con 1″44 davanti a Quario e Zini, rispettivamente settima e nona.
Nel parterre di Sarajevo si scatena la festa con Paoletta che viene portata in trionfo dal papà Gianfranco e dal tecnico della Nazionale Toni Morandi, affiancati dal presidente dello Sci Club Faip Selvino Angelo Bertocchi insieme alle compagne Daniela Zini e Fulvia Stevenin.
L’arrivo in Italia è ancor più esaltante con oltre mille persone che raggiungono l’Aeroporto di Linate per celebrarla e accompagnarla in corteo sino a Selvino.
Paoletta ha soli diciannove anni e forse subisce un po’ tutta quella notorietà che, complice un carattere introverso, patisce parecchio.
Avendo solo diciannove anni sembra essere l’inizio di una carriera brillante e la cosa si conferma in effetti un mese dopo a Jasna dove centra il terzo posto in slalom, primo podio in Coppa del Mondo.
L’anno successivo arriva pure la prima vittoria a Pfronten, mentre ai Mondiali di Bormio è terza ancora una volta in slalom.
E’ l’ultimo acuto perché, nonostante una serie di top ten nel massimo circuito, Magoni non riesce più a ripetere quelle prestazioni partecipando ai Mondiali di Crans-Montana 1987 e alle Olimpiadi Invernali di Calgary 1988 dove non termina il gigante ed è settima in speciale.
In rotta con la Nazionale, Paoletta decide così di ritirarsi a fine stagione a soli ventitré anni, lasciando però un segno indelebile nella storia dei Giochi Invernali e nello sci italiano.













