(Adnkronos) – "Siamo tutti figli dell’Occidente, non fosse altro perché è il nostro territorio e perché siamo impregnati della sua storia, anche quanti a quella storia muovono obiezione. Ma dobbiamo riconoscere che a questo punto l’'Occidente' non è più un modello. Non mette d’accordo i cittadini dei suoi paesi. Non fa paura ai suoi avversari geopolitici. Non suggestiona il resto del mondo. La sua voce più autorevole, quella del presidente americano, ostenta un animo predatorio al quale non corrisponde più né una visione né una forza. Né una ragione, soprattutto. Le altre voci sembrano balbettare, almeno per ora. E’ vero, questi argomenti andrebbero recitati con prudenza. E la speranza dovrebbe essere l’ultima risorsa, tanto più quando si parla degli equilibri del pianeta. E, più in piccolo, dei nostri destini di paesi liberi e pacifici. Ma c’è qualcosa, nei mutamenti geopolitici che stiamo attraversando, che desta un’inquietudine profonda. Come sempre quando nelle civiltà si produce una frattura rispetto ad abitudini consolidate e parole d’ordine ripetute ad ogni cerimonia. Il fatto è che quando quelle parole d’ordine vengono capovolte -come appunto sta accadendo- è segno che il nostro senso comune non è più quello di prima. Non che 'prima' fossero tutte rose e fiori, s’intende. Tutt’altro. Il mondo è sempre stato un luogo inquieto, dove si svolgevano conflitti di ogni tipo e dove le sopraffazioni dei più forti sui più deboli erano tristemente all’ordine del giorno. E la nostra forza, il nostro primato non sempre si esprimeva nei modi garbati e costruttivi che ci siamo raccontati a vicenda. Nella storia dell’Occidente, anche la più recente, si possono contare e raccontare molti episodi nei quali non abbiamo saputo corrispondere ai nostri ideali e ai nostri proclami. Oggi però, rispetto a quel passato, c’è una novità. Uno spillover, un salto di specie se così lo vogliamo chiamare. Lo si può rintracciare nella stessa retorica che va per la maggiore. Laddove una volta la forza veniva racchiusa e contenuta in un involucro di buone maniere. Mentre oggi viene esibita con una sorta di compiaciuta brutalità, spogliata di ogni diplomazia, di ogni gentilezza, perfino di ogni prudenza. I grandi leader occidentali e soprattutto i presidenti americani, che avevano il coltello dalla parte del manico, facevano i loro bravi conti con la coscienza. O almeno con l’apparenza del loro dover essere. In quel contesto l’errore, la forzatura, la prepotenza potevano essere un’eccezione. Ma non la regola. E se capitava di scegliere la strada dell’eccezione occorreva spiegarla, cercare di farla condividere, porle un limite e un termine. E’ questa la trama che viene spezzata dalla presidenza di Donald Trump. Poiché mentre egli teorizza il primato della forza non concede più nulla a quanto sta fuori e magari sopra i confini di quella forza. Non discute, asserisce. Non ascolta, predica. Non tratta, forza la mano. Non sembra dare retta ad altri che a se stesso e ai suoi cari. E infine (vedi la saga della guerra in Ucraina) sembra rispettare più la forza bruta di un aggressore che il fiero lamento di un aggredito. E’ un altro paradigma, e temo che la cosa non abbia a che vedere solo e soltanto con le maniere non proprio civilissime del presidente americano. E’ in questo punto infatti che rischia di spezzarsi la nostra stessa storia. E di aprirsi davanti a noi un baratro di cui non conosciamo né i caratteri né la profondità. Si dirà che anche nel nostro passato c’erano molte ombre. E che rivestire quelle ombre di una certa diplomatica ipocrisia non ci assolveva dalle nostre colpe. Ma almeno c’era un verso. Sapevamo di dover corrispondere a un codice. E infatti quel modo di pensare e raccontare noi stessi ha avuto molto a che vedere col fatto che sotto la volta di quella multiforme entità geopolitica -l’Occidente appunto- non ci si combatteva tra di noi e si avevano molte giuste remore e cautele quando ci si trovava a contrastare gli altri. Ora quel patrimonio di saggezza e di misura sembra quasi d’impaccio. Come se il mondo capisse e rispettasse solo la nostra forza. Spingendoci ad abusarne mano a mano che la sua efficacia si rivela sempre più incerta. Tutto ciò è paradossale. Infatti l’Occidente nella versione di Trump sembra voler mettere da parte ogni scrupolo nello stesso momento in cui la sua autorevolezza diminuisce e le sue contraddizioni si moltiplicano. Come a voler recitare un esorcismo. Buono per le compagne elettorali, forse. Ma pessimo se invece si vuol dare al mondo una ragione per sentirsi al sicuro. E’ proprio nella forza che si ostenta che finisce per nascondersi oggi la nostra maggiore debolezza". (di Marco Follini)
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