(Adnkronos) –
Alberto Trentini è libero dopo oltre un anno di carcere in Venezuela. Il 46enne cooperante umanitario, originario del Lido di Venezia, era detenuto dal 15 novembre 2024 senza accuse ufficiali a suo carico. La sua liberazione è avvenuta oggi, 12 gennaio 2026. Esperto di cooperazione internazionale, ha lavorato con ong come Save the Children e Medici Senza Frontiere, partecipando a missioni in Etiopia, Nepal, Libano e Sud America. Al momento dell’arresto collaborava con l’organizzazione francese Humanity & Inclusion, attiva in 60 Paesi nell’assistenza alle persone con disabilità e inclusione sociale. Arrivato a Caracas il 17 ottobre 2024 per una missione umanitaria, era stato fermato durante un controllo mentre viaggiava verso Guasdualito, nello stato di Apure, insieme all’autista locale Rafael Ubiel Hernández Machado, poi rilasciato dopo alcuni mesi. Da allora Trentini era recluso nel carcere di massima sicurezza El Rodeo I, vicino a Caracas, struttura nota per sovraffollamento e gravi violazioni dei diritti umani. Pur etichettato informalmente da fonti vicine al regime Maduro come "cospiratore" o "terrorista", non esistono capi d’imputazione né un processo a suo carico. Il caso viene considerato un esempio di "diplomazia degli ostaggi", con arresti arbitrari di stranieri usati come leva politica. Era detenuto in isolamento, con accesso limitato alla luce naturale e all’esercizio fisico. Trentini, secondo le informazioni diffuse, soffre di ipertensione cronica, gestita con farmaci forniti dall’ambasciata italiana, e durante la detenzione ha perso molto peso causa della dieta insufficiente. Aveva potuto telefonare alla famiglia solo tre volte nel 2025 e non dispone di un avvocato indipendente. La famiglia – i genitori Armanda Colusso ed Ezio Trentini e la sorella – aveva inizialmente mantenuto il riserbo, salvo poi rivolgere appelli pubblici nell'ultimo anno lamentando lentezze ma riconoscendo l’impegno del ministro degli Esteri Antonio Tajani e della premier Giorgia Meloni. Il governo italiano ha seguito il dossier come prioritario, anche tramite l’inviato speciale Luigi Vignali. Il caso è stato sollevato in sedi internazionali, compresi G7 e Parlamento europeo. Oggi, finalmente, la buona notizia.
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