Bergamo a Cinque Cerchi – Roberto Marchesi, dalla corsa in montagna al sogno olimpico nel biathlon

L'atleta di Sedrina ha preso parte alle Olimpiadi Invernali di Calgary 1988 chiudendo trentaseiesimo nella 10 chilometri sprint.

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Ci sono molti modi per arrivare alle Olimpiadi, si può affrontare spendere l’intera carriera in una specialità oppure passare attraverso una strada più larga. Chiedere a Roberto Marchesi che, prima di ottenere la partecipazione alle Olimpiadi Invernali di Calgary 1988, ha affrontato una via alternativa.

Nato a Bergamo il 20 aprile 1966, l’atleta di Sedrina dimostra un grande talento sin da ragazzo nella corsa in montagna, specialità di famiglia e che lo vede imporsi nelle categorie giovanili.

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L’attrazione per la neve è però fatale e così Marchesi si sposta verso il biathlon dove ottiene subito grandi risultati a livello tricolore juniores con la vittoria del titolo italiano nel 1983 nella 15 chilometri piccolo calibro e l’argento nella 10.

L’anno successivo a Serina si impone sulla distanza più lunga ed è terzo in quella più breve ottenendo la convocazione per i Mondiali Juniores a Chamonix dove è ventiseiesimo nella 15 km individuale, trentacinquesimo nella 10 km sprint e quinto in staffetta.

Nel 1985 al Terminillo ottiene l’oro nella 15 chilometri piccolo calirbo ai Campionati Italiani, mentre ai Mondiali di Egg è quarto in staffetta, un risultato che sfiorerà nel 1986 a Falun dove è sesto nella gara a squadre, mentre nella rassegna tricolore ottiene quattro podi.

E’ ormai il momento di esordire tra i grandi e soprattutto in Coppa del Mondo, cosa che avviene nella stagione 1986/87 quando debutta a Ruhpolding ottenendo un dodicesimo posto.

L’anno successivo è il migliore con un trentunesimo posto ad Anterselva nella 20 chilometri individuale, un dodicesimo in staffetta, ma soprattutto l’undicesimo posto a Ruhpolding nell’individuale e il sesto nella sprint.

Il tutto viene confermato ai Campionati Italiani di Tarvisio dove nella gara più breve è secondo a soli cinque secondi da Johann Passler e ottiene così la convocazione per Olimpiadi.

E’ un passaggio meritato, ma difficile da affrontare soprattutto per un giovane di ventidue anni che si ritrova dall’altra parte del mondo con livelli di pressione particolarmente forte.

Marchesi scende in pista nella sprint, la specialità più congeniale a lui, tuttavia la gara è il monologo del tedesco dell’Est Frank-Peter Roetsch.

A segno già nella 20 chilometri, il teutonico sbaglia al primo poligono dovendo rincorrere i sovietici Valery Medvedtsev e Sergey Chepikov, bravi a essere puliti a terra.

Roetsch è però una furia e sugli sci è il più rapido tanto da andare a prendere gli avversari e uscire indenne dalla serie in piedi.

Medvedtsev e Chepikov non sbagliano, ma il tedesco è imprendibile e vince in 25’08″1 con quindici e ventuno sui sovietici.

L’Italia deve accontentarsi dell’ottavo posto di Passler, fermato da tre errori, e il tredicesimo di Pieralberto Carrara, mentre Marchesi è falloso nel poligono a terra.

Il sedrinese commette due errori e finisce trentatreesimo con 2’28” dal vincitore.

Roberto Marchesi prosegue ancora per tre stagioni, ma i risultati non arrivano più e così nel 1991 chiude la propria esperienza nel biathlon puntando sul settore della ristorazione.