A volte il destino sa essere tanto crudele da toglierti ogni possibilità di metterci una pezza, anche qualora volessi.
Beatrice Gelmini lo ha provato sulla propria pelle nel 1991 quando, a pochi mesi dalle Olimpiadi Invernali di Calgary 1992, un infortunio le ha troncato la possibilità di di vivere la seconda esperienza a cinque cerchi della carriera.
Nata a Bergamo il 28 ottobre 1966, l’orobica inizia a pattinare a dieci anni diventando campionessa italiana di pattinaggio di figura juniores già nel 1981 a soli quindici anni confermandosi anche l’anno successivo.
Questo le vale la partecipazione ai Mondiali di categoria ottenendo rispettivamente un diciottesimo e un quindicesimo posto oltre a una vittoria in una gara internazionale a Barcellona.
Passa così senior nel 1983 e si fa largo pian piano salendo sul podio a livello continentale nella stagione 1984-85 dove è terza prima di ottenere l’anno successivo l’argento e la partecipazione agli Europei dove si piazza diciottesima.
La carriera di Gelmini è in costante crescita e nel 1986-87 ottiene il primo titolo tricolore esordendo ai Mondiali dove è diciassettesima mentre agli Europei è sedicesima, un risultato che migliora ulteriormente l’anno dopo dove è tredicesima a livello continentale e quindicesima a quello iridato.
Proprio quell’anno dà il meglio di sé: vince il secondo titolo nazionale e si guadagna così la convocazione per le Olimpiadi Invernali di Calgary 1988.
A ventidue anni Beatrice Gelmini si ritrova così dall’altra parte del mondo, inserita in un contesto gigante, forse più grande di quanto si possa pensare.
La pattinatrice bergamasca non molla il colpo però avendo di fronte a sé talenti di alto livello come la campionessa uscente Katarina Witt, vincitrice di tre titoli mondiali fra il 1984 e il 1987 oltre a cinque Europei; e l’americana Debi Thomas, prima atleta di colore a giocarsi il podio olimpico nel pattinaggio.
La sfida è impostata sull’interpretazione della Carmen di Bizet e lo si vede già dal programma corto dove Witt si deve inchinare alla sovietica Kira Ivanova, premiata dai giudici, mentre Thomas è terza.
Gelmini è quindicesima, ma è pronta crescere di colpi nel libero dove dà il meglio di sé ottenendo l’undicesima posizione finale, mentre in vetta torna Witt che, complice il secondo posto parziale, ottiene la vittoria conclusiva.
Thomas cade e ottiene il quarto posto parziale, risultando così terza assoluta alle spalle di Elizabeth Manley che rimonta e ottiene l’argento.
Gelmini firma la miglior stagione della carriera nel 1988-1989 dove è ottava all’NHK Trophy e nona ai Mondiali, mentre l’anno successivo vince il terzo titolo italiano con un decimo decimo posto allo Skate America, un dodicesimo agli Europei e un tredicesimo ai Mondiali.
La situazione si ripete nel 1990-91 con oro tricolore, nono posto all’NHK Trophy, ventiquattresimo al Mondiale e tutto sembra pronto per la seconda partecipazioni ai Giochi.
Incombono le Olimpiadi Invernali di Albertville 1992 quando il sogno svanisce: il ginocchio destro subisce un infortunio e Beatrice deve dire addio alle possibilità di prendere parte.
La sua carriera agonistica finisce di fatto lì, ma non la passione per il pattinaggio tanto che nel 1999 fonda la società Aosta Skating Club 2000 consentendo a molti ragazzi di inseguire quell’obiettivo tanto agognato.













