(Adnkronos) – “Grazie all'approvazione di acalabrutinib in combinazione con bendamustina e rituximab in prima linea nel linfoma mantellare non eleggibile al trapianto, il trattamento cambierà in modo radicale. La combinazione ha dimostrato un'efficacia superiore rispetto allo standard con bendamustina e rituximab, riducendo del 30% il rischio di progressione e aumentando il tasso di remissioni complete fino al 67%". Lo ha detto Enrico Derenzini, direttore della divisione di Oncoematologia all'Istituto europeo di oncologia (Ieo) e professore di Ematologia all'università degli Studi di Milano, oggi a Milano, intervenendo all’incontro con la stampa organizzato da AstraZeneca in occasione del via libera dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) alla rimborsabilità di acalabrutinib, terapia mirata e primo inibitore di Btk di seconda generazione a durata fissa, per il trattamento di prima linea della leucemia linfatica cronica in combinazione con venetoclax, nonché del linfoma mantellare precedentemente non trattato, in combinazione con chemio-immunoterapia (bendamustina e rituximab), e del linfoma mantellare recidivato, in monoterapia. “Un altro effetto generato dall’aggiunta di acalabrutinib in prima linea – ha spiegato Derenzini – lo si vede anche nel medio e lungo termine. Questa combinazione riduce del 25% circa la probabilità di dover eseguire una terza linea di trattamento. È molto vantaggioso utilizzare fin dall'inizio un inibitore di Btk di seconda generazione in combinazione con bendamustina e rituximab nei pazienti anziani affetti da linfoma mantellare. Il fatto che la tossicità sia maneggevole e non presenti differenze significative rispetto alla terapia standard – ha concluso – è un dato importante, considerato che si tratta di pazienti che possono avere comorbidità".
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