di Marco Locatelli
La vita di Giovanni Zanda si è divisa in due. Da una parte il ragazzo innamorato della mountain bike e del triathlon, dall’altra un giovane che, dopo un gravissimo incidente stradale, ha dovuto imparare a ricominciare da zero. Oggi, a 25 anni, quella seconda vita lo ha portato sul gradino più alto del podio europeo della paracanoa e, lo scorso weekend, a conquistare tre medaglie d’oro ai Campionati Italiani di Mantova, regalandogli un nuovo sogno: conquistare un posto alle Paralimpiadi di Los Angeles 2028. Una storia di rinascita che il campione di Ghisalba ha raccontato a San Pellegrino Terme, durante l’ultimo convegno “Robotica e Tecnologie per la Neuroriabilitazione” promosso dall’Associazione Genesis.
Fino al 2 giugno 2021 lo sport era già parte della sua quotidianità. Cresciuto tra mountain bike e triathlon, Zanda aveva trasformato quella passione in uno stile di vita. In quegli anni ha avuto occasione di praticare anche qualche gara anche in Alta Valle Brembana, nelle zone di Piazzatorre.
Poi, una notte di cinque anni fa, l’incidente automobilistico che gli ha provocato l’amputazione degli arti inferiori e ustioni sul 90% del corpo. È iniziata così una lunga battaglia durata oltre un anno tra ricoveri, interventi chirurgici e riabilitazione. Una sfida nella quale, come lui stesso racconta, ha imparato a guardare non a ciò che aveva perso, ma a ciò che poteva ancora costruire: “Il mio motto è quello di Alex Zanardi: non pensare a ciò che manca, ma valorizzare quello che si ha“.
Dopo aver provato a capire quale disciplina potesse adattarsi meglio alla sua nuova condizione, Giovanni ha trovato nella paracanoa la risposta: “La mia disabilità non è rappresentata soltanto dall’amputazione, ma anche dalla pelle, che è rimasta molto sensibile dopo le ustioni. La canoa è stato lo sport con cui sono riuscito ad adattarmi meglio“, ha spiegato il giovane.
In canoa ha iniziato a fare sul serio poco più di un anno fa. Grazie anche alle competenze maturate negli studi di meccatronica, ha personalizzato la propria imbarcazione utilizzando una stampante 3D per migliorare il posizionamento in barca: “Mi dà un senso di libertà incredibile. Ogni giorno cresce il feeling con questo sport“. A fine giugno è arrivata la prima grande soddisfazione internazionale. Agli Europei di Canoa disputatisi a Pitești, in Romania, Zanda ha conquistato la medaglia d’oro nella categoria Paracanoa Open, percorrendo gli 11,8 chilometri di gara in 1 ora, 15 minuti e 53 secondi.
“Vincere questa medaglia è un’emozione enorme. È il premio per tanti allenamenti, tante ore trascorse in acqua e tanti sacrifici. Ma soprattutto è il risultato di un percorso condiviso con tutte le persone che mi sono state vicine: da soli non si arriva lontano“. Oggi la canoa rappresenta molto più di una disciplina agonistica. Accanto agli allenamenti in acqua, Zanda svolge un intenso lavoro in palestra per migliorare la forza fisica e continua a coltivare un’altra passione scoperta dopo l’incidente: lo sci: “La mia sfida più importante era tornare a essere autonomo. Oggi guido di nuovo, faccio sport e vivo esperienze che prima nemmeno immaginavo“.
Una rinascita resa possibile anche grazie ai medici e agli operatori del Centro Grandi Ustionati dell’ospedale Niguarda di Milano: “Quando sono arrivato avevo solo il 2% di possibilità di sopravvivere. A loro devo la vita“. Per dedicarsi completamente allo sport Giovanni ha preso una decisione non semplice: lasciare il posto fisso in una multinazionale: “È stata una scelta difficile, perché avevo prospettive importanti nel settore della meccatronica. Ma mi sono detto che sono giovane e che, se non avessi provato ora a inseguire questo sogno, probabilmente me ne sarei pentito”. Una scelta che oggi lo proietta verso un obiettivo preciso: “Le Paralimpiadi di Los Angeles 2028? Stiamo gettando le basi“.
Oltre alle competizioni, Giovanni porta la propria testimonianza nelle scuole della Bergamasca, Valle Brembana compresa, dove incontra studenti di ogni età. Attraverso giochi ed esperienze pratiche invita i ragazzi a mettersi nei panni degli altri e a riflettere sul valore dell’empatia: “Mi piace vedere quando capiscono che una difficoltà non cancella la possibilità di essere felici. La vita può cambiare all’improvviso, ma continua a offrire occasioni che spesso non immaginiamo nemmeno“, ha concluso. È questo, forse, il traguardo più importante che Giovanni Zanda sta raggiungendo: trasformare una delle pagine più difficili della sua vita in una testimonianza capace di dare speranza e coraggio agli altri.
“La toccante storia di Giovanni ci conferma che la speranza, quel filo sottile che nei momenti difficili ci lega alla vita, è una medicina insostituibile e necessaria per ottenere una guarigione a volte inaspettata – spiega il dottor Giampietro Salvi, neurologo presso l’Istituto Clinico Quarenghi e presidente dell’Associazione Genesis -. La speranza è una luce che ci lega agli altri, alle persone che amiamo, che ci fanno sentire speciali e che ci aiutano a sopportare le pene a volte terribili della malattia”.
“Giovanni con la sua canoa ha recuperato l’autonomia, il senso della vita, promuovendo attraverso il linguaggio universale dello sport un fantastico messaggio di inclusione, rispetto e autorealizzazione. Questa sua avventura la racconta nelle scuole dove insegna a valorizzare i talenti che abbiamo, a non fermarsi davanti ai pregiudizi, alle barriere psicologiche e culturali, ai meandri burocratici e tecnologici ai grovigli giuridici e agli ostacoli fisici e architettonici. Bravo Giovanni continua a pagaiare con ardore e coraggio nei fiumi della vita“.













