Daniel Maldini è alla ricerca della sua identità. Figlio d’arte (con un cognome che gli pesa sulle spalle come un macigno) e un ruolo non ben definibile. Si direbbe attaccante, ma non è un centravanti e preferisce giocare sull’esterno sinistro per poi rientrare. Ha qualche spunto interessante, ma quel che di Maldini non si è mai visto tra Monza, Atalanta e Lazio è la sua capacità realizzativa. Dopo i 7 gol realizzati nella stagione 2024-205 in 31 partite, a Bergamo ne ha segnati 3 in 19 partite e con la Lazio la stagione scorsa ha fatto due gol in 12 partite.
Di lui si ricordano tre situazioni identiche quando solissimo arrivato in corsa davanti al portiere e non è riuscito a far gol.
Ora la sua chance si chiama Cagliari. L’Atalanta lo ha ceduto in prestito e come già successo con El Bilal Tourè a Parma per lui il Cagliari potrà esercitare l’opzione di riscatto e, in caso dell’avversarsi di alcune situazioni, scatterà l’obbligo. Toccherà al mister dei quattro mori Pisacane trovare il modo di trasformarlo in un giocatore da Serie A. E per Maldini questa potrebbe essere l’ultima chiamata.
L’Atalanta sta sfoltendo la rosa. Ora la valutazione è su Bellanova, che Sarri sta verificando e che in Germania contro lo Shalke 04 si è ben comportato. Poi scatta l’ora degli acquisti. Partito Djimsiti e con l’infortunio di Hien, l’emergenza è divenuta il centrale difensivo da mettere accanto a Scalvini. La trattativa avviata con l’Udinese per Kristensen sta andando avanti.













