Antonio Cabrini: “Il calcio di oggi mi annoia”

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Antonio Cabrini, il più amato dalle italiane. Il bell’Antonio, così lo chiamavano da quando aveva 18 anni. Oggi di anni ne ha 69 (è del 1957) ed è amato per quanto ha dato al calcio. Lui era un terzino sinistro tutta fascia, di spinta, di corsa e di classe. Nel 1982 era un punto fondamentale della squadra che ha vinto il Mondiale in Spagna.

Arriva a San Pellegrino con la semplicità di chi non deve chiedere più nulla alla vita. Lui ha dato tutto quello che poteva: da calciatore prima e da allenatore poi. Oggi se la può godere. Ma il calcio non gli piace più così tanto. “Non vado allo stadio da tempo perché mi annoio”, dice pubblicamente alla platea. “Non esiste che un portiere tocchi palla 75 volte a partita, più di qualunque altro. E non esiste che i bambini siano allenati da gente che pensa di avere tra le mani una prima squadra e che insegna loro la tattica, prima ancora dei fondamentali. Palleggiare col muro, imparare gli stop, i tiri e lasciare che il talento emerga. Questo serve. Mi aspetto che il nuovo presidente della Federazione lavori per cambiare le cose del calcio italiano”.

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Paolo Taddeo, presentatore insieme al dottor Giampietro Salvi, della serata gli chiede: Chi vorresti come allenatore della Nazionale? O vorresti un commissario tecnico, come lo sono stati Vicini, Bearzot, Maldini? Ma Cabrini non si sbilancia. Nomi non ne fa, ma fa capire che ci vuole tempo per ricostruire un mondo. “Ci vuole qualcuno che parli con i club”. E allora ci pensa Xavier Jacobelli a esplicitare il problema: “Nel campionato di Serie A il 76 per cento dei giocatori scesi in campo non è italiano. Tirate voi le conseguenze per chi è chiamato a cercare gente di talento tra il resto della percentuale”.
Sta di fatto che “tre generazioni di giovani – sottolinea Cabrininon hanno mai visto l’Italia ai Mondiali”.

Antonio Cabrini è stato anche l’allenatore della Nazionale femminile. “Io ho fatto conoscere il calcio femminile. E vi assicuro che allenare una squadra di donne è molto più complesso che non allenare un gruppo di ragazzi. È uno sport completamente diverso”.

Cabrini è arrivato a San Pellegrino grazie alle insistenze bonarie del compagno di squadra bianconero Marino Magrin. Ha accettato ogni tipo di domanda, non si è sottratto alle richieste di foto e con garbo ha dribblato le domande più scomode. Un vero campione. Accompagnato dalla discreta presenza della moglie Marta Sannito, e del cane, che viene trattato da principino.