Il gol realizzato a Pisa dall’Atalanta è stato confezionato dai quattro nuovi entrati: Raspadori dalla destra mette al centro una palla lavorata da Ederson che la offre a Sulemana sulla sua sinistra, che la mette al centro. L’area è affollata e da vero rapinatore Krstovic brucia tutti e con una zampata la mette sotto la traversa. Si era all’83’.
E poi? Poi succede che De Ketelaere perde una palla sanguinosa tra due avversari sulla trequarti difensiva. Parte il cross della disperazione pisana verso l’area atalantina e Durosinmi brucia Ahanor per il gol del pareggio. Non sono passati che 5 minuti.
La considerazione che ne emerge è che Palladino per vincere la gara è passato dal classico 3-4-3 al 4-2-3-1 per avere a disposizione quattro attaccanti dentro l’area pisana. Ma forse questo non basta. Se vuoi passare a una difesa a quattro forse devi pensare anche di avere due difensori centrali, perché come dimostrato Ahanor non ha avuto né l’esperienza, né l’atteggiamento giusto per contrastare l’attaccante pisano. Avessimo avuto Hien e Djimsiti in quella occasione forse le cose sarebbero andate diversamente. Ma non c’è la controprova. Controprova che c’è invece, su Ahanor che è già la seconda volta che si fa bruciare dall’avversario quando deve difendere da centrale. Lui che centrale non è.
Poi si può dire tutto dell’approccio alla gara, ma quando la testa è da un’altra parte (e questo tema riguarda anche e soprattutto Palladino) non riesci a stare nella partita contro gente costretta a giocare con la disperazione tra i denti per ottenere punti-salvezza.
La formazione messa in campo dal mister dei bergamaschi è stata chiarissima: faccio riposare Ederson e Zappacosta in vista della gara di mercoledì. E questo è stato il messaggio che è passato nella testa di tutti i giocatori: è più importante vincere mercoledì che non a Pisa. In campionato sul lungo periodo c’è sempre tempo per recuperare. La Champions è troppo importante. Vincere mercoledì contro il Bilbao sarebbe un risultato prestigioso che metterebbe l’Atalanta tra le prime otto che entreranno agli Ottavi di finale direttamente.
È già stato sottolineato che con il cambio di alcuni giocatori la resa e l’affiatamento non possono essere gli stessi e infatti Zalewski ha fatto fatica, De Ketelaere senza l’ausilio di Zappacosta ha fatto fatica e Scamacca è rimasto isolato. Soltanto con l’ingresso degli esclusi a inizio gara si è rivista la solita Atalanta, ma è durata poco.
Una cosa va corretta, perché quest’anno si ripete da inizio campionato. Quando viene aggredita come è stata aggredita dal Pisa, o dal Genoa o dal Verona e prima ancora con Juric, questa squadra non reagisce. O parte forte o subisce. E se subisce non sa come venirne fuori. È l’ultimo dei tasselli psicologici su cui Palladino dovrà lavorare. Ma a partire dal suo mantra: “Non credo nel turnover”. Bene: allora faccia giocare sempre (se a disposizione) i giocatori di ruolo.













