Atalanta, Palladino e il nuovo che avanza. Ora c’è da superare l’ostacolo Bologna

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L’Atalanta di Palladino ha alzato i giri del motore. Il principale problema cui si è dovuto occupare il nuovo mister è stato più di natura psicologica che tecnica. Juric veniva da una situazione depressa (visti i risultati negativi ottenuti la stagione scorsa) e quello stesso sentimento è stato inconsciamente trasferito alla squadra, che si è tradotto sul campo con il mantra “paura di perdere”.

Poi è arrivato Palladino e piano piano ha ridato coraggio a quei giocatori che erano stati intrappolati dentro una situazione che anche per la classifica deficitaria maturata sino ad allora sembravano incapaci di offrire prestazioni in campionato di altissimo livello, soprattutto con le squadre medio-piccole. Solo le forti motivazioni che si possono trovare in Champions avevano dato quel giusto quid in più alla squadra per fare bene.

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Oggi, con Palladino la squadra ha ritrovato quel giusto equilibrio, quella consapevolezza di squadra forte che ha portato l’Atalanta a tornare ad essere l’Atalanta conosciuta in questi ultimi dieci anni. Ma ciò che più appare alla vista, al di là delle capacità di Palladino di utilizzare i giocatori a sua disposizione, è l’aspetto atletico. La squadra vista con la Roma è una squadra che va forte, che è tornata ad essere compatta, che aggredisce, pressa, lotta, combatte su ogni palla. Un’Atalanta mai vista così finora. E di questa situazione di benessere fisico ne hanno beneficiato i senior come De Roon e Djimsiti.

Domani l’Atalanta sarà attesa ad un altro step importante: c’è da colpire un bersaglio grosso, il Bologna di Italiano. Se i nerazzurri riusciranno nell’impresa uscirebbero da un trittico di partite con i primi della classe in una posizione di classifica molto interessante prima di poter intraprendere il girone di ritorno con tutt’altro spirito rispetto all’inizio di campionato.

Palladino ha potuto conoscere i suoi giocatori e a valorizzarne le caratteristiche. De Ketelaere è stato liberato da schemi inopportuni. Scamacca è diventato inamovibile. Zalewski torna alla sua vocazione di inizio carriera (quando era nelle giovanili) e si propone come mezz’ala. Ahanor può fare il braccetto di sinistra al posto di Kolasinac. Scalvini è stato ributtato in campo e ora ha solo bisogno di minutaggio, ma le sue conoscenze e la sua capacità sono indiscutibili. Ci aspettiamo qualcosa in più da Ederson, che ancora non è tornato ai livelli conosciuti. Ci aspettiamo che esplodano i vari Maldini, Sulemana, Krstovic, Samardzic, Musah e Brescianini, ma di questa seconda fila il mercato potrebbe portare novità. Staremo a vedere. Non pensiamo che l’Atalanta sia così incosciente per non valorizzare un patrimonio societario di grande valore.

E ancora sono assenti Lookman e Kossounou impegnati in Coppa d’Africa. A proposito, ieri nella partita della Nigeria vinta sul Mozambico 4-0 dove l’atalantino è stato protagonista di due assist e un gol, ha avuto un battibecco con Osimehn che lo ha rimproverato di non avergli dato la palla per la sua tripletta personale. Saranno anche cose di campo, ma forse quella possibilità di raggiungerlo in Turchia potrà ora essere una via resa più difficile.

Infine tutti domenica sera, dopo la partita con la Roma, hanno sottolineato come Gasperini è uscito dal campo con la coda tra le gambe, arrabbiato per il risultato (ma forse ancor di più per la prestazione della sua squadra e per quello striscione esposto in Curva Sud, con il finale amaro), mentre il pubblico invocava il nome di Palladino. I tifosi hanno capito che con questo giovane allenatore, ambizioso e bravo, l’Atalanta potrà continuare nel solco tracciato da Gasperini e spingersi ancora più in là.