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La partita del Secolo

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Federica Sorrentino

Nando Dalla Chiesa, il 17 giugno 1970 gli sportivi italiani vissero la lunga notte della semifinale Italia-Germania finita 4-3 e passata alla storia come la partita del secolo. Titolo che ha scelto per il suo libro. Cosa significò quel trionfo al cardiopalma?

Ha significato tantissimo. Intanto un riavvicinamento al calcio, perché allora soprattutto i giovani pensavano che il calcio distraesse dai veri problemi del Paese. Invece scoprirono che ce l’avevano dentro. Fu una grandissima emozione, perché ci identificammo molto in quell’Italia che rappresentava la fotografia del Paese. Molti dei calciatori azzurri erano bandiere della propria squadra. E poi battere la Germania fu qualcosa di indimenticabile. All’epoca la Germania sembrava avere uno strapotere nei confronti dell’Italia. Averla battuta sul campo, nel calcio, e senza astuzie ma con molta generosità, era sembrato una trasformazione improvvisa della identità della Nazionale e dell’Italia.

La nazionale di Gigi Riva e Gianni Rivera perse la coppa Rimet a vantaggio del Brasile di Pelè, ma rimane legata per sempre all’impresa con la Germania. Quali sono stati i fattori sociali che hanno contribuito a rendere leggendaria?

Basta guardare a ciò che ha provato il Paese. Io che frequentavo gli stadi da quando avevo 5 anni, e allora ne avevo 20, non avevo mai visto qualcosa del genere. Probabilmente ha contribuito anche il fatto che ci giocasse a mezzanotte, in un clima estivo, con le finestre aperte. C’era quasi una voglia di trasgressione rispetto ai propri costumi e convenzioni, che poi la Nazionale ha interpretato alla perfezione perché ha giocato in un modo in cui non si era mai visto. Era stata sempre molto tattica e difensiva. Durante i tempi supplementari le tattiche sono saltate e abbiamo visto una Nazionale diversa. Poi è venuto a galla questo spirito di identità nazionale molto alto. Abbiamo iniziato in quel momento il nostro rapporto con la bandiera tricolore. E’ stato un passaggio importante.

Qual è l’immagine di quel mondiale messicano che a suo avviso rispecchia più di ogni altra cosa il sentimento dell’Italia e degli italiani di cinquant’anni fa?

Secondo me l’abbraccio tra Riva e Rivera dopo il gol del 4-3, che è rimasta un’immagine incancellabile. Il fuoriclasse con molto stile e il goleador potente. Indimenticabile anche l’immagine di piazza Duomo piena di notte. Una grande, pacifica festa, dove per la prima volta parteciparono anche le donne