La Primavera insegue il trittico

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Simone Fornoni

Il tris di fila non è mai riuscito ad anima viva. E già il record da assaltare, per il quinto titolo totale, col ’93 di Cesare Prandelli e il ’98 di Giovanni Vavassori che paiono ormai preistoria, sarebbe lo stimolo degli stimoli per il più celebrato vivaio d’Italia: con Torino, Roma, Perugia, Lecce e Inter a Zingonia sono fermi, si fa per dire, all’accoppiata in due anni. Che sia il terzo atto da suspense al cospetto dell’Empoli outsider di Antonio Buscè, capace di sbancare Zingonia col poker rimontando da sotto di due per poi farsi sbancare a score dimezzato al ritorno, mercoledì al “Ricci” di Sassuolo, è forse soltanto un dettaglio. Che la Primavera dell’Atalanta, bicampione d’Italia uscente, sia approdata alla ripresa dell’ultimo gong dal quinto posto della regular season, invece, un bel po’ meno. Ma gli equilibri dell’organico di un Massimo Brambilla che ha avuto ragione della Roma nel quarto secco con un solo risultato utile e la Sampdoria prima della classe in semifinale (idem, ma coi supplementari eventualmente a disposizione), del resto, sono in bilico tra i veterani fuoriquota, leggi il capocannoniere Alessandro Cortinovis, data di nascita 25 gennaio 2001, capace di imbracciare la sontuosa doppietta (radente e all’incrocio) anti giallorossa in combutta con Manu Gyabuaa e l’oggetto misterioso Anwar Mediero, e Davide Ghislandi (15.6.2001), sinistro nel sette e assist per lo stesso score (2-1) ripetuto contro i blucerchiati, e le più giovani tra le giovani leve, leggi quel Giorgio Scalvini, 11 dicembre ’03, un metro e novantaquattro di difensore centrale da Palazzolo sull’Oglio da zampata del bis nel penultimo atto del sabato, raggiungendo il poker nella classifica marcatori proprio come il pendolino destro di Osio Sotto.
Non è stata e non sarà una passeggiata di salute dover fare a meno del talento longilineo di Lukas Vorlicky, uno dei 2002 a metà del guado fra i due estremi anagrafici di un’ammiraglia del settore giovanile che usa il collettivo per stringere i denti affidandosi ai colpi di classe dei soliti ventenni per risolvere la pratica quotidiana. Giunti al termine dell’annata post pandemia dura, il ricambio è quello che è, tant’è vero che il tecnico vimercatese ha dovuto proporre lo stesso undici iniziale fin dallo start delle Final Six. Che nel 2019-2020 del Tricolore assegnato a tavolino causa primato indiscutibile nel campionato Elite non s’erano potute disputare. Gambe in spalla: nella patria dello gnocco fritto, del pesto di lardo, delle ceramiche e del lambrusco c’è un piatto di casoncelli da imporre come primo per scrivere la storia.

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