Il meraviglioso spettacolo di tecnica ed eleganza racchiuso nella ginnastica ritmica ha trovato ancora una volta nella russa Evgenia Kanaeva, oro e record di punteggio nell’individuale all-around che replica il trionfo di Pechino, e nelle squadre italiana e russa le migliori interpreti. In generale una magica alchimia avvolge tutte le partecipanti ai concorsi, chiamate a misurarsi con sincronismi, abilità, equilibrio e precisione nei movimenti. Qualità necessarie ad interpretare gli esercizi ginnici accompagnati dall’attrezzo di turno. L’appuntamento a cinque cerchi, punto di arrivo e momento di eccellenza, è una conquista meritata per ognuna delle atlete olimpiche. Lo è anche per Julieta Cantaluppi, unica individualista azzurra e figlia d’arte, che chiude al 16° posto ma corona il sogno della partecipazione a Londra 2012. In Italia, grazie alle Farfalle Azzurre, il movimento della ginnastica ritmica conosce una crescita significativa di giovanissime praticanti. Così come aumenta il numero di spettatori e ammiratori di questa disciplina, difficile ed impegnativa per chi vi si dedica, emozionante e spettacolare nelle varie turnazioni con nastro, cerchio, palla e clavette. Forse per qualcuno l’uso degli attrezzi, abbinato alle figure ginniche, equivale a peculiarità circensi. Spiace constatare che al vanto di possedere una scuola di ritmica di assoluto prestigio, corrispondano interpretazioni, giornalistiche e non, da iscrivere di diritto nello stupidario enciclopedico. Accostare una disciplina sportiva ai numeri da circo (come ha fatto un giornalista di un autorevole quotidiano) produce una doppia offesa: nei confronti di atlete a tutto tondo impegnate in duri allenamenti alla ricerca di esecuzioni che si avvicinino il più possibile alla perfezione; nei confronti della straordinaria arte circense che è anche forma di cultura oltre che spettacolo.

La ritmica è una delle attività sportive dove la rivalità è evidente, con giudizi di merito che possono essere discussi ma sono sempre accettati. Fa parte del gioco e probabilmente in più di un’occasione ci piacerebbe fosse espresso un platonico ex-aequo. Alla fine, però, l’applauso fino alla standing ovation accumuna tutte le brillanti ginnaste che si misurano sulle mezze punte cercando di trasmettere padronanza e controllo assoluto degli attrezzi.

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