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Tonaca nerazzurra

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don Alberto Varinelli

Gli anni sono quasi 36. Il 22 maggio saranno 10 anni da prete. Tra i tanti fili rossi che si intrecciano e tessono la trama della mia vita, c’è la passione per l’Atalanta. Una passione forte, fin da bambino. La prima partita allo stadio, a 10 anni, fu contro la Juve: perdemmo 1-0 con gol su rigore (inesistente…) realizzato da Ravanelli. Poi l’anno del magico trio Inzaghi, Morfeo, Lentini, splendidamente orchestrato dal Mondo e diretto in campo da Capitan Carrera. Una passione vissuta seguendo la squadra nelle faticose risalite dalla B: ricordo l’arrivo a casa senza voce dopo aver incoraggiato la squadra che vinse 4-1 col Savoia. In questi ultimi anni, le soddisfazioni europee e il mio Oratorio che diventa nerazzurro. A Telgate, nel bar ci sono maglie e sciarpe ovunque e chi arriva la domenica pomeriggio sa che non si guardano “le partite”, ma, se gioca la Dea, solo “la partita”. E oggi? Come tifare, come tener nel cuore la passione, in questa nostra città che ha visto passare per le sue vie, con il rumore angosciante dei loro motori e del loro lento procedere, gli Astra militari che, carichi delle bare dei nostri cari, di coloro che nel passato hanno costruito quel futuro che oggi per noi è il presente, partivano per i crematori di altre città? Ecco, la questione sta qui, proprio nel cuore. Tifavo Atalanta prima dell’epidemia. La tifo ancora, ancora di più ora, nella fatica. Perché l’Atalanta dice bene di Bergamo, non solo per i traguardi raggiunti, ma perché quella banda di giovanotti con la maglia nerazzurra, trascinati da quel mister che fa esplodere i talenti dei suoi giocatori, dicono lo spirito che caratterizza la nostra terra e la nostra gente. Testa bassa e pedalare, senza lamentarsi, senza dar colpe ad altri. Lavorare sodo, soffrire, piangere insieme per poi gioire insieme. Abbiamo bisogno di sguardi nuovi, capaci di generare futuro. Come vedo l’Atalanta? Se, come spero, tornerà in campo, stiamo tranquilli che non dimenticherà i suoi morti, ma li porterà nel cuore, così come i loro cari. Ogni goccia di sudore, ogni lacrima sarà per loro. Sul campo porterà la passione dei bergamaschi (e .. “passione”, per chi crede, non è solo quella che ci lega alla squadra che amiamo, ma anche il soffrire di Gesù nel suo cammino verso la croce e sul Calvario), il loro soffrire e la loro voglia di rinascere. Spero i nostri ragazzi possano calcare il campo sulle note della splendida canzone di Roby Facchinetti: “Rinascerò. Rinascerai”.