di Giambattista Gherardi

Difficile decidere fra la dedica in musica a Piero Gardoni o l’emozione commossa di Marino Magrin, fra un Glenn Peter Stromberg mattatore al microfono o il sorriso sornione di un eterno Gigi Pizzaballa. No, il momento più intenso di una serata “senza tempo” alla Trattoria D’Ambrosio Da Giuliana di via Broseta a Bergamo è arrivato quando Carla Marra, 37 anni, di Atalanta e di aspetto, ha rubato il microfono a Maurizio Codogno (intento a raccontare della sua leggendaria R4) per tributargli un ideale abbraccio a nome del popolo atalantino.

Martedì 7 giugno la presentazione del libro “Una Dea senza tempo” (Bolis Edizioni) ha avuto il pregio di riunire, in uno fra i maggiori santuari laici bergamaschi, il mondo neroazzurro di ieri e di oggi. La scommessa dei curatori, Pier Carlo Capozzi e Gino Cervi, è ampiamente vinta, tra le pagine e fra i tavoli, poiché ha regalato e regalerà ai lettori un tuffo fra i ricordi di rara intensità. Un vero e proprio viaggio nel tempo, con un ideale formazione atalantina che non raduna i più bravi, i più forti o i più carismatici, ma che miscela, a ben guardare, tutti gli elementi che generano l’alchimia ineguagliabile dell’ “andare all’Atalanta”.

Il libro raccoglie infatti i ritratti di un undici neroazzurro schierato con portiere, terzini, libero, stopper e via discorrendo (oltre s’intende al mister che non poteva non essere Emiliano Mondonico), affidati ad altrettanti giornalisti che dell’Atalanta hanno fatto una ragione di vita professionale. Cervi ha dato lettura di alcuni brani, a cominciare dalla bella presentazione scritta da Gianpaolo Bellini, in cui da subito si è evocato il mitico Dorino, “che non è un calciatore, né un dirigente o un allenatore, ma molto di più”.

I ricordi, anche grazie alle incursioni in musica di Luciano Ravasio con la sua chitarra (struggente in un testo scritto con Stefano Corsi l’assist di Ilicic a Chicco Pisani) sono diventati crescenti emozioni con il ricordo del portiere Bepi Casari (scritto da Ildo Serantoni), del terzino destro Maurizio Codogno (di Leonardo Bloch), del terzino sinistro Franco Nodari (di Pier Carlo Capozzi). È stato dato a Cesare quel che è di Cesare (Prandelli) grazie a Paolo Marabini, Giovanni Vavassori è tornato stopper con Roberto Pelucchi, mentre Piero Gardoni giganteggia fra le righe di Paolo Aresi. E ancora l’Angelo Domenghini eroe di Coppa Italia raccontato da Luciano Ravasio, il capitano Glenn Peter Stromberg mitizzato da Stefano Corsi, il centravanti Aldo Cantarutti eroe di Lisbona descritto da Stefano Colnaghi, il regista Marino Magrin che al nome di mamma Albina e al ricordo dell’infanzia a Casoni (citati nel racconto di Alberto Porfidia) si è visto crescere un contagioso groppo in gola. E infine, evocata da Stefano Serpellini, la fantasia di Josip Ilicic, del quale manca in campo e, forse, nel libro il “delirio totale neroazzurro” di Dortmund. In panchina c’è mister Emiliano Mondonico, presentato da Elena Peracchi con al fianco (e idealmente seduta su una sedia alzata al cielo) la figlia Clara, che condensa in un “grazie!” emozionato orgoglio e ricordi per un padre tanto speciale.

È stata insomma una presentazione infinita, prolungatasi nella gioia di una cena, negli abbracci fra i presenti. Tutti racconteremo “io c’ero”, ritrovandoci in prima persona in un libro e nella storia “di una divinità del pallone che gioca in uno stadio sotto le montagne ed è capace di tenere unita un’intera comunità che in lei si identifica”. “Una Dea senza tempo” non può restare sugli scaffali delle librerie, portatevelo a casa e nel cuore.

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