Bergamo a Cinque Cerchi – Fabio Pasini e l’esperienza raccolta per i giovani: “Credo che Davide Negroni arriverà molto in alto”

L'atleta di Valgoglio ha preso parte alle Olimpiadi Invernali di Vancouver 2010 e Sochi 2014 nello sci di fondo chiudendo ventiquattresimo nella sprint in tecnica classica e quarantottesimo nella 15 chilometri.

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Fabio Pasini ha vissuto una vera e propria epoca nel mondo dello sci di fondo italiano. 

Dopo aver conosciuto da vicino campioni come Fulvio Valbusa, Pietro Piller Cottrer, Giorgio Di Centa e Christian Zorzi, l’ex atleta di Valgoglio ha osservato da vicino la crescita di una serie di giovani come Federico Pellegrino che ha condotto gli azzurri negli ultimi anni.

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Oggi Fabio Pasini osserva i giovani crescere come allenatore della Nazionale Juniores, forte dell’esperienza raccolta alle Olimpiadi Invernali di Vancouver 2010 e Sochi 2014 dove ha ottenuto il ventiquattresimo posto nella sprint in tecnica classica e il quarantottesimo nella 15 chilometri.  

Ci racconta la sua esperienza alle Olimpiadi? E’ stata bella anche perché da giovane non ero un fuoriclasse e quello che ho ottenuto è arrivato lavorandoci su piano piano. Già partecipare alle Olimpiadi era quasi un sogno inarrivabile, invece a Vancouver sono riuscito a partecipare con mio fratello Renato ed è stata una soddisfazione bellissima. Poi Sochi è arrivata dopo quattro anni ed ero già più consapevole delle mie potenzialità. Peccato che non sia arrivato troppo in forma e ho iniziato ad andare forte quando sono tornato. Due belle esperienze, un po’ diverse. Forse quella che mi è piaciuta di più è stata Vancouver visto che ho potuto condividerla con mio fratello, nella stessa gara, la sprint in classico. A Sochi invece ho fatto la 15 chilometri, sempre in classico.

Com’è stato condividere la sprint olimpica con suo fratello?

Eravamo già abituati perché, per esempio, l’anno prima abbiamo fatto Coppa del Mondo e in una team sprint insieme siamo arrivati secondi. Poi, facendo entrambe le sprint, eravamo abituati a fare le batterie insieme. E’ stata una bella esperienza, anche perché lui era più grande di me e aveva già fatto i Giochi a Torino 2006, quindi sapeva a cosa andava incontro. Comunque sono riuscito a vivere le Olimpiadi a pieno all’interno del villaggio olimpico, cosa non scontata visto che a Torino i fondisti avevano vissuto in una casa da soli. E’ bello perché come atleti siamo tutti uguali, vedi chi vince, i fuoriclasse, i campioni e tu magari sei un partecipante. Sono arrivato anche vicino alla terza partecipazione nel 2018, che per i risultati ottenuti ci poteva anche stare, però ero un po’ vecchio e i tecnici hanno deciso di portare ragazzi più giovani. 

Qual è la situazione della nostra Nazionale Juniores?

Sono già alla stessa stagione che seguo gli juniores, ma sono da almeno tre o quattro anni che abbiamo atleti forti, soprattutto nel settore maschile dove abbiamo atleti che si contengono il podio in FESA Cup. Se guardiamo i Mondiali Juniores dello scorso anno, Davide Negroni e Gabriele Matli hanno conquistato medaglie e anche una ragazza è arrivata quarta. Lo sci di fondo è uno sport di resistenza e quindi per i giovani è difficile, ne abbiamo pochi, tuttavia quei pochi sono bravi. Ciò che è più delicato è chiaramente quello verso i senior perché molti dei nostri atleti vincono medaglie iridate fra gli juniores, ma faticano fra i più grandi. Sono però sicuro che chi è riuscito ad andare a podio fra gli junior, magari dopo qualche anno ci arriva a fare bene, basti vedere Elia Barp e Davide Graz. Magari i norvegesi patiscono un po’ meno quel passaggio perché dopo i Mondiali Juniores sono già in Coppa del Mondo, però anche i nostri poi ci arrivano.

Ci sono ragazzi che dovremmo tenere d’occhio per il futuro?

Sicuramente quest’anno abbiamo Davide Pedranzini, Federico Pozzi e Marco Pinzani con i primi due che passeranno senior il prossimo anno. Sicuramente sono dei grandi talenti e dobbiamo saperli gestire al meglio, poi sta anche a loro riuscire ad andare avanti e sicuramente loro riusciranno a farcela. Lo stesso vale per Negroni e Matli che hanno vinto una medaglia lo scorso anno così come ci sono alcune ragazze che magari stanno facendo un po’ più fatica, ma che stanno crescendo bene. Ci sono Beatrice Laurent e Marit Folie che l’anno scorso hanno fatto bene ai Mondiali, però sono senior e si stanno muovendo bene. Dopo le Olimpiadi faremo i Mondiali Junior e Under 23 e vedremo come andrà.

Lei ha visto arrivare Federico Pellegrino in Nazionale. Com’era all’epoca?

Già dai primi anni che era in squadra con noi, già si vedeva che aveva delle doti e si capiva che sarebbe arrivato e sarebbe stato un vincente. Sicuramente con il tempo è migliorato perché nei primi anni si percepiva che aveva grandi margini di miglioramento, ma non faceva tutto alla lettera. Ha quindi saputo mettere insieme tutti i tasselli ed è stato bravo a credere nelle sue potenzialità. Adesso è bello vedere la carriera che ha fatto e, da allenatore della squadra juniores, spero che ci siano giovani che possano fare quello che ha fatto lui.

Come vede l’Italia alle Olimpiadi?

Abbiamo sulla carta due buone possibilità di medaglia come la team sprint e la staffetta 4×7,5 chilometri. I ragazzi hanno dimostrato che sono forti, poi sappiamo che non è tutto facile, deve andar bene tutto e devono mettersi insieme le varie cose, però siamo da medaglia. Anche al femminile sicuramente possiamo fare delle prestazioni e arrivare nelle prime posizioni, anche se le medaglie sono difficili.