Il termine “sorella” ricorre più volte nella carriera di Lara Magoni.
Da una parte perché va rimarcato il ruolo della sorella maggiore Barbara nell’accompagnarla verso i vertici dello sci alpino azzurro, dall’altro perché in molti la affiancano alla campionessa olimpica Paola sostenendo che sia sua sorella.
A passare alla storia è però quel titolo della Gazzetta dello Sport del 6 febbraio 1997 quando Lara sale sul podio del Mondiale di Sestriere insieme a Deborah Compagnoni.
Un titolo che in effetti conferma l’andamento di una carriera parallela fra le due, con Lara che ha dovuto far i conti sia con i successi che con i numerosi infortuni che l’hanno rallentata, come spesso accaduto a Deborah.
La passione di Lara Magoni nasce però dal papà Luigi, gestore dell’Hotel-Ristorante Marcellino di Selvino, che d’inverno si trasforma anche in un maestro di sci e lo accompagna sulle nevi del Poieto seguendo il mito crescente di Fausto Radici.
Nel 1981 vince così il titolo italiano ragazzi nello slalom gigante e speciale come l’anno successivo, mentre nel 1984 si porta a casa il Pinocchio sugli Sci e l’oro nazionale allievi fra le porte larghe.
E’ il momento di entrare in Nazionale B quando con tanto di terzo posto ai Campionati Italiani Assoluti nel 1985 in combinata e a cui si aggiungono nel 1986 l’argento in gigante e in discesa giovani e nel 1987 la piazza d’onore nello slalom speciale e nel supergigante oltre al bronzo nel gigante giovani.
Quando sembra essere arrivato il momento dell’esordio in Coppa del Mondo, Lara deve far i conti con la lacerazione del tendine d’Achille che la costringe a saltare l’intera stagione 1988/1989 e a risalire nuovamente la china dalla Coppa Europa e dalle gare FIS.
Nella stagione 1990-91 arriva finalmente il momento di debuttare nel massimo circuito dove il 12 dicembre ottiene il quindicesimo posto nello slalom speciale di Val Zoldana, ma un infortunio la ferma nuovamente per una stagione intera.
Lara non si dà per vinta e ritorna, vincendo nel 1991-92 la classifica assoluta di Coppa Europa, ma soprattutto ritrovando la Coppa del Mondo dove è ottava nello slalom di Schurs, una sorta di pass per la convocazione per le Olimpiadi Invernali di Albertville 1992.
Magoni è ancora molto giovane, ha soli ventitré anni e poco prima della partenza dello slalom gigante deve assistere uno dei più grandi drammi sportivi dello sport italiano: Deborah Compagnoni cade nella prima manche e lancia un urlo che fa raggelare il sangue nelle vene a tutti.
La valtellinese si rompe il legamento crociato del ginocchio sinistro e colpisce profondamente Lara che prova a scendere, ma è ventitreesima a 3″03 dall’austriaca Ulrike Maier prima di uscire definitivamente nella seconda.,
In slalom le cose vanno un po’ meglio: Lara Magoni è quindicesima dopo la discesa inaugurale e recupera fino alla dodicesima dove conclude a 2″32 da Petra Kronberger.
Il CIO offre un’occasione d’oro alla bergamasca che, complice la decisione di distanziare le Olimpiadi Invernali da quelle Estive, può tornare ai Giochi già nel 1994 a Lillehammer.
Prima però arriva un quarto posto a fine 1993 in gigante a Vemdalen a dimostrazione che il podio di Coppa del Mondo è vicino così arriva la seconda chance olimpica, sempre in gigante e slalom.
Questa volta Compagnoni non sbaglia nulla e trionfa con 1″22 sul tedesco Martin Ertl e due secondi di Vreni Schneider, mentre Lara è settima a 3″70, ma può festeggiare la rinascita della fuoriclasse di Santa Caterina Valfurva.
Due giorni dopo il miracolo non si ripete, ma Lara è sedicesima a quattro secondi da una scatenata Schneider dopo aver concluso la prima manche in dodicesima piazza, ma può tornare a Selvino soddisfatta e con la speranza di poter fare ancora meglio quattro anni dopo.
Purtroppo negli anni successivi le cose non vanno per il meglio, l’orobica trascorre molto tempo in Coppa Europa, ma all’inizio del 1997 arriva l’esplosione definitiva con il secondo posto allo slalom di Laax e il primo podio in Coppa Europa proprio a ridosso dei Mondiali in casa a Sestriere.
La pista piemontese non è troppo complicata e il 5 febbraio sulla Kandahar si prende la scena la svizzera Kerin Roten con cinque centesimi su Compagnoni (scatenata in quella stagione in gigante) e otto sulla tedesca Elfi Eder.
Le favorite Pernilla Wiberg e Claudia Riegler sono rispettivamente quinta e nona, mentre Lara é quarantasei centesimi dalla vetta, in lotta per il podio.
Nella seconda manche la selvinese sale in cattedra e realizza il miglior tempo tagliando il traguardo in 1’45″15, un tempo che spinge Wilberg e Riegler (che non chiudono la gara) così come Eder e Roten che non riescono a superare Magoni.
Davanti a Lara si presenta così soltanto Compagnoni che non commette errori e vince l’oro con 1″27 sulla compagna di squadra dando vita così al mito delle “Sorelle d’Italia”.
La bergamasca si lancia così per un ottimo finale di stagione che ottiene un terzo posto nello slalom di Mammoth Mountain e la prima vittoria in Coppa del Mondo a Vail.
Lara non riesce però più a esprimersi su quei livelli partecipando però nuovamente alle Olimpiadi a Nagano 1998 dove ottiene il quindicesimo posto fra i pali stretti con Compagnoni argento, mentre l’anno successivo chiude al venticinquesimo posto i Mondiali concludendo la carriera a causa dell’ennesimo infortunio.













