Ripercorrere la storia delle Olimpiadi può essere l’occasione di conoscere non solo storie straordinarie, ma anche momenti di ispirazione perché dietro traguardi leggendari ci sono spesso e volentieri storie piene di colpi di scena.
Paolo Marabini ha scavato a fondo nella storia dello sport bergamasco e lo ha fatto approfondendo gli aspetti più particolari nel nuovo volume “Bergamo Olimpica Invernale”, edito da Bolis Edizioni e presentato alla Biblioteca Tiraboschi di Bergamo.
Un viaggio che ha portato anche alla scoperta del primo bergamasco ai Giochi Invernali, presente però sotto la bandiera della Francia.
“Mi sono imbattuto in Benoit Carrara andando su Olympedia e, cercando i dati anagrafici dei vari atleti bergamaschi che mi interessavo, sono andato sui vari Carrara che hanno preso parte alle Olimpiadi. Così è emerso lui, che era francese, ma palesemente aveva origini orobiche. Ho scoperto che era nato a Oltre il Colle e così ho contattato il municipio della città d’adozione e ho scoperto che era stato un pioniere dello sci di fondo francese tanto da diventare anche portabandiera alla quarta Olimpiade – ha spiegato Marabini -. Da lì ho scoperto che aveva un cugino che è diventato un ciclista professionista vincendo una tappa al Giro d’Italia, mentre il figlio è morto in un attentato in Libano con l’Esercito Francese”.
Una storia che si aggiunge a molte altre, non necessariamente di atleti che hanno vinto una medaglia come Paola Magoni o Sofia Goggia, ma anche che hanno lasciato il segno come Fausto Radici che ha ispirato molti sciatori orobici oppure Dario Colombi, primo bergamasco presente con l’Italia nel bob nonostante fosse uno studente del Politecnico; per non parlare di Renato e Fabio Pasini, i primi fratelli azzurri a prendere parte nella stessa gara.
A proposito di alcuni fuoriclasse come Magoni, Goggia o Michela Moioli, Marabini ha raccontato alcuni aneddoti curiosi: “Paola, come molti atleti, era abbastanza scorbutica quando gareggiava perché era focalizzata solo sulla sua attività, ma quando ha finito la carriera, è diventata dolcissima e molti lo hanno scoperto quando è venuta alla Biblioteca dello Sport per i suoi quarant’anni. Discorso diverso per Lara Magoni che l’ho seguita passo passo dimostrando la tempra e la testardaggine dei bergamaschi – ha sottolineato il giornalista de La Gazzetta dello Sport -. Sofia l’ho seguita dall’oro di Pyoengchang e ho proseguito anche a Pechino dove ottenne un argento a ventitrè giorni dall’infortunio. E’ probabilmente una delle atlete con il quoziente di intelligenza più alto che abbia mai conosciuto, meriterebbe una laurea ad honorem in comunicazione visto che parla fluentemente quattro lingue e anche lì in conferenza stampa tutti seguivano lei, non la vincitrice, per via della sua oratoria. Non pensate a questo momento difficile, lei e Michela sono animali di gara e mostreranno il meglio ai Giochi”.
Al fianco di Marabini si è seduto uno che ha conosciuto molto bene il mondo olimpico avendo partecipato a quattro edizione dei Giochi come Pieralberto Carrara, conquistando anche un argento nel biathlon nell’ultima partecipazione a Nagano 1998.
Una storia di perseveranza che ha portato l’atleta di Serina a completare una dinastia che ha visto il suocero Gianni partecipare alle Olimpiadi Invernali di Cortina 1956, mentre la nipote Michela sarà al via di Milano-Cortina 2026.
“A mia nipote dico di non strafare, di stare tranquilla, perché nel biathlon servono due cose, la forza nel tiro e la necessità di non sentire le reazioni delle 100.000 persone che ci sono attorno – ha sottolineato Carrara -. E’ necessario isolarsi, perché in allenamento può sparare tranquillo, mentre in gara hai la pressione perché devi qualificarti o perché sei alle Olimpiadi”.













