(Adnkronos) – C’è un intervallo decisivo in ogni emergenza: quello tra il momento in cui accade un evento critico e quello in cui i soccorritori riescono a ottenere un quadro sufficientemente chiaro della situazione. Sono minuti nei quali, si legge in una nota, la persona coinvolta potrebbe non essere in grado di parlare, indicare con precisione dove si trovi o comunicare informazioni essenziali sulle proprie condizioni. Allo stesso tempo, smartphone, dispositivi indossabili, sensori e sistemi di geolocalizzazione potrebbero già disporre di dati utili, ma non di un processo capace di raccoglierli, ordinarli e renderli immediatamente utilizzabili. Da questa esigenza nasce 'AI-h – Method for Detecting an Accident', il processo di Emergency Intelligence ideato da Paola Cerri per ridurre il vuoto informativo che caratterizza i primi minuti di un’emergenza. L’idea alla base di AI-h è semplice: il problema non è sempre la mancanza di dati, ma la loro frammentazione. Parametri vitali rilevati da smartwatch o smart ring, geolocalizzazione Gps e satellitare, informazioni sanitarie essenziali, segnali provenienti dallo smartphone, da sensori o da sistemi installati sui veicoli possono esistere separatamente, senza però comporre un quadro unitario.
AI-h è stato concepito per far dialogare queste fonti e trasformare i segnali disponibili in un pacchetto informativo strutturato, comprensibile e utilizzabile dalle centrali operative. Non un nuovo dispositivo, quindi, ma un nuovo metodo di Emergency Intelligence tra tecnologie già presenti nella vita quotidiana e nei sistemi di sicurezza. Il processo può contribuire a ricostruire alcuni elementi fondamentali: dove si trova la persona, quale evento potrebbe essersi verificato, quali parametri risultano anomali e quali informazioni sanitarie potrebbero essere rilevanti per l’intervento. L’obiettivo non è sostituire il giudizio degli operatori, ma consentire loro di disporre prima di elementi più completi su cui basare le decisioni. "Negli ultimi anni abbiamo moltiplicato gli strumenti capaci di raccogliere dati, ma questi strumenti continuano spesso a operare separatamente- spiega Paola Cerri – 'AI-h' nasce dalla convinzione che il vero salto di qualità non consista nell’aggiungere un nuovo dispositivo, ma nel creare un nuovo processo di Emergency Intelligence capace di mettere ordine nelle informazioni già disponibili e renderle utili nel momento in cui ogni secondo conta".
Il progetto prevede anche la possibilità di fornire alle persone presenti sul luogo dell’evento indicazioni di primo soccorso validate dal mondo sanitario, accompagnandole nell’attesa dell’arrivo degli operatori professionali. Le applicazioni potenziali riguardano numerosi scenari: incidenti stradali, malori improvvisi, emergenze domestiche e sportive, eventi in mare o in montagna, situazioni in aree isolate e contesti nei quali la comunicazione risulti difficile o incompleta. Proprio per la sua natura trasversale, AI-h può interessare diversi comparti industriali: automotive, assicurazioni, health-tech, wearable, telecomunicazioni, comunicazioni satellitari, smart city, sicurezza e gestione delle infrastrutture critiche. Il progetto è oggi protetto da brevetto in Italia e ha raggiunto una fase avanzata anche nel percorso europeo. La priorità è ora trasformare il metodo in una soluzione operativa attraverso il confronto con partner tecnologici, sanitari e industriali. "AI-h prova a intervenire nel punto più fragile dell’emergenza: quando qualcosa è già accaduto, ma il sistema non sa ancora con sufficiente precisione che cosa, dove e in quali condizioni – conclude Cerri – Ridurre questo tempo dell’incertezza significa mettere la tecnologia al servizio di decisioni più rapide e informate".
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