(Adnkronos) – “Crea una nuova persona, una nuova identità. Posso essere chiunque voglia”. È la frase che apre il nuovo disco di Madonna e, forse, quella che meglio riassume la sua intera carriera. Perché nessuno, come la Regina del Pop, ha fatto della continua reinvenzione il segreto della propria longevità artistica. Con buona pace di chi pensa che a 67 anni dovrebbe rallentare o mettere da parte il dancefloor, lei risponde con un album costruito per il club. La pista da ballo non è soltanto un luogo dove lasciarsi andare al ritmo della musica: è uno spazio in cui riscrivere sé stessi, liberarsi dalle etichette e diventare, anche solo per una notte, la versione di sé che nella vita di tutti i giorni fatica a trovare spazio. Da questa idea prende forma 'Confessions II', il nuovo lavoro di Miss Ciccone, pubblicato da Warner Records. Il seguito spirituale dell’iconico 'Confessions on a Dance Floor' attraversa la disco delle origini, la house di Detroit e la cultura rave, con pochissime concessioni al pop più immediato. Una scelta che oggi appare quasi controcorrente ma che racconta bene anche il presente. Se sempre più over cinquanta affollano rave e dancefloor, perché dovrebbe sorprendere che Madonna realizzi un disco interamente costruito per il club? Per lei, del resto, la danza non è mai stata un tabù, al contrario. Sin dagli anni Ottanta ne ha fatto un linguaggio che ha anticipato i tempi e un nuovo modo di sentirsi liberi. E oggi l’ex Material Girl guarda avanti. Il primo album di inediti dopo sette anni segna anche un nuovo capitolo nella sua carriera discografica: conclusa l’esperienza con Interscope, l’artista è tornata nella 'sua' Warner, l’etichetta che l’ha accompagnata nella costruzione del suo mito. Determinante è stato anche il ricongiungimento con Stuart Price, produttore del primo 'Confessions' e direttore musicale del 'Celebration Tour' nel 2023. In studio con Price Miss Ciccone ha ritrovato quella sintonia quasi telepatica che aveva reso speciale il disco del 2005. Persino il suo trasferimento da New York a Londra, dove vive il produttore, è stato interpretato come un segno che quel progetto dovesse essere portato fino in fondo. Il risultato è un album che va ben oltre la celebrazione della cultura dance. Madonna lo descrive come un manifesto spirituale: "La gente pensa che la musica dance sia superficiale, ma si sbaglia di grosso. La pista da ballo non è solo un luogo, è una soglia: uno spazio rituale dove il movimento sostituisce il linguaggio". Un concetto che approfondisce ulteriormente spiegando come il dancefloor rappresenti uno spazio in cui “ballare, festeggiare e pregare con il corpo”, una pratica antica capace di mettere in connessione le persone con le proprie fragilità. "Il rave – rimarca – è un'arte. Si tratta di spingersi oltre i propri limiti ed entrare in contatto con una comunità di persone che la pensano allo stesso modo". Questa visione attraversa tutto il disco. In 'Bring Your Love', realizzata con Sabrina Carpenter e presentata dal vivo al Coachella sul palco della giovane popstar, Madonna riflette anche sull’industria musicale contemporanea. Il verso 'Don’t try to distract me with numbers' è una critica a un mercato sempre più ossessionato da classifiche, streaming e algoritmi. In 'I Feel So Free' raddoppia il concetto: la sicurezza non la danno le classifiche ma nasce dal sentirsi parte di una comunità, confondersi tra la folla e smettere di sentirsi osservati. Tra brani più immediati c’è 'Danceteria', dichiarazione d’amore al club newyorkese dove Madonna mosse i primi passi all’inizio della sua carriera. Ma accanto all’energia dei pezzi pensati per il club ci si commuove anche. 'Fragile' è una lettera d’amore dedicata al fratello Christopher, scomparso nel 2024. Diverse le collaborazioni: Feid aggiunge sfumature latine a 'Read My Lips', Martin Garrix firma l’esplosiva 'Bizarre', Stromae impreziosisce col francese 'My Sins Are My Saviour', mentre 'The Test' è condivisa con la figlia Lola Leon. Anche sul piano visivo, 'Confessions II' conferma quanto Madonna continui a concepire un album come un progetto artistico totale. L’artwork porta la firma del fotografo Rafael Pavarotti e il cortometraggio 'Confessions II – The Film', diretto da Torso e presentato al Tribeca Film Festival, accompagna le prime sei tracce del disco in un unico flusso cinematografico di oltre dieci minuti. A completarne l’immaginario contribuisce ancora una volta Dolce&Gabbana, che firma i costumi dell’intero cast, composto da oltre 250 persone, mentre nel film compaiono anche Kate Moss e, nel finale, Lola Leon. Da oltre quarant’anni Madonna attraversa trasformazioni, rivoluzioni estetiche e musicali senza mai perdere il legame con la cultura dance, che resta il cuore della sua musica. È anche per questo che la comunità Lgbtqia+ continua a riconoscere in lei un simbolo di autodeterminazione e appartenenza. Insolitamente poco pop, 'Confessions II' è un album dance che rinuncia quasi del tutto ai ritornelli immediati e ai singoli costruiti per le radio (ad eccezione di 'Danceteria' e l’arpeggio di chitarra di 'Read My Lips'). Riprende il percorso iniziato con 'Confessions on a Dance Floor', il disco che le ha regalato una nuova giovinezza artistica, e lo porta all’estremo, offrendo un’esperienza pensata soprattutto per chi vive il dancefloor, con pochissime concessioni alle melodie più catchy. Anche stavolta la sfida di usare il passato come una risorsa creativa risulta vincente. E non sorprende se si pensa che è proprio la capacità di reinventarsi ad aver fatto di lei l’artista più influente della storia della musica pop. (di Federica Mochi)
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