“Da No Tav strategia militare, serve un nuovo reato con pene severissime”, parla l’ex Pg di Torino Saluzzo

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(Adnkronos) – La guerriglia No Tav di sabato in Val Susa ha segnato un "salto di qualità" per la strategia, per la prima volta "veramente militare", usata dagli antagonisti. Comportamenti "di una gravità straordinaria" per i quali occorrerebbe prevedere anche normativamente "un reato ad hoc con pene molto severe". Francesco Saluzzo, ex procuratore generale di Torino per anni impegnato in processi a no tav, analizza così, in un'intervista esclusiva all'Adnkronos, l'assalto ai cantieri della Tav e gli ultimi drammatici scontri del 25 luglio scorso, con oltre 120 uomini delle forze dell'ordine rimasti feriti. Poi, sull'ipotesi che dietro gli attacchi ci possa essere stata una 'regia' del centro sociale Askatasuna, sottolinea: "Se fosse così, sarebbe certamente una vendetta per lo sgombero".  
Procuratore Saluzzo, sabato i cantieri della Tav in Valsusa sono stati, ancora una volta, teatro di attacchi violenti. Che idea si è fatto dell’accaduto?
 "Credo dovesse essere molto prevedibile perché era un doppio anniversario, 15 anni dai fatti del 2011, che sono stati i più gravi, e vent'anni dal 2006, quando ci furono i primi veri 'interventi militari' di queste aggregazioni in parte anarchiche, in parte antagoniste, in parte black block: il 2026, quindi, si annunciava un po' come l'anno della rivincita dopo un periodo di relativo sonno. Soprattutto secondo me i fatti di questi giorni hanno rappresentato un salto di qualità anche dal punto di vista della tattica, della strategia che è stata veramente militare e per i danni ingenti che hanno provocato, non solo ai cantieri ma anche alle forze dell’ordine contro le quali si è toccato l’apice rispetto a tutti gli altri scontri che ci sono stati in Val Susa negli anni precedenti".  
Si torna a ipotizzare l’aggravante del terrorismo. Lei firmò il ricorso contro la sentenza d’appello del 2015 che aveva assolto quattro attivisti proprio dall’accusa di terrorismo, ma la Cassazione lo respinse…
 "Sono molto dubbioso ora e lo ero anche quando ho firmato il ricorso in Cassazione, ma ero appena arrivato in procura generale e non volevo smentire la linea del mio predecessore e del procuratore della Repubblica che si erano molto impegnati. Già il Riesame e la Cassazione in sede cautelare avevano detto di no, ma abbiamo insistito e allora la Cassazione ha spiegato che è un fenomeno circoscritto quanto alle finalità perché il terrorismo si prefigge di sovvertire le regole dello Stato. In questo caso astrattamente si potrebbe individuare il carattere strategico ed europeo dell'opera come un interesse nazionale e ipotizzare l'attentato all'interesse nazionale ma è qualcosa di talmente sfumato che io sono sicuro che se tornassimo anche oggi sui nuovi fatti in Cassazione avremmo di nuovo una risposta negativa". 
Ne è sicuro?
 "Non lo posso dire con certezza ma l’ho sperimentato anche quando si è tentato di costruire l’associazione per delinquere per altri casi (l’asilo occupato e il centro sociale Askatasuna, ndr): queste figure aggregative hanno il vantaggio di punire anche i concorrenti morali, che organizzano ma che non fanno azioni fisiche e dirette, ma reggono poco. Il problema è che la responsabilità penale è individuale e poi alla fine ne vengono individuate 10, 20, 30, 40 persone a fronte di migliaia”.  
A suo giudizio, quindi, cosa occorrerebbe fare?
 "Qui siamo di fronte a comportamenti che sono di una gravità straordinaria per i quali occorrerebbe prevedere anche normativamente una via di mezzo fra la devastazione e il saccheggio, che poi nessuno ci riconosce mai, anche quando c'è. I processi si traducono alla fine in resistenza, lesioni, portando a pene pressoché ridicole, bassissime. Io credo ci vorrebbe una figura criminosa specifica con pene molto severe, fra questi reati che mostrano un po’ il fianco debole e i reati di terrorismo”.  
Un reato ad hoc, dunque?
 "Io penso che il legislatore o il governo – anziché dire ‘i giudici facciano il massimo’ con una sgrammaticatura istituzionale e normativa perché i giudici non devono fare né il massimo né il minimo ma quello che c'è scritto nella legge – dovrebbero prevedere una categoria intermedia, punita con pene molto serie, per questi specifici atteggiamenti, non pene per i reati dei no tav, ma reati che possono inquadrare queste manifestazioni così violente e con conseguenze così importanti”.  
Quello che prevede il codice dunque non è più sufficiente?
 "Il codice è ancora quello del 1930 e nel 1930, al di là del terrorismo che veniva pensato più come terrorismo internazionale e della sovversione armata, nessuno andava a pensare che ci potesse essere una sommossa di piazza in questi termini su un'opera pubblica, quindi mancano proprio delle figure criminose specifiche che possano dare una risposta veramente adeguata a questi fatti”.  
Un'ultima domanda. Pensa che dietro quanto accaduto possa esserci la regia di Askatasuna?
 "Non essendo più sul campo le indagini non le conosco, se fosse Askatasuna ad aver assunto un ruolo di regia, di coordinamento sarebbe la prova che è tutt’altro che sbiadita o tramontata e che anzi questa è la vendetta per quello che è successo (lo sgombero del centro sociale dello scorso dicembre, ndr.)”.   
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