(Adnkronos) – “Abbiamo individuato nove aree specifiche di intervento per qualificare con precisione i destinatari e la direzione dei nostri investimenti. Per quanto riguarda la generazione energetica, abbiamo evidenziato come lo sviluppo delle fonti rinnovabili, abbinato a sistemi di flessibilità come i sistemi di accumulo a batteria, possa consentire all'Italia di affrancarsi progressivamente dal gas. La sfida principale risiede nella capacità di mettere a terra circa 33 miliardi di euro all'anno di investimenti. Risorse che andranno destinate alla generazione, alla flessibilità e allo sviluppo delle reti, infrastrutture indispensabili per trasportare l'energia prodotta fino alle abitazioni”. Lo ha detto Roberto Tasca, presidente di A2A, intervenendo alla presentazione della ricerca ‘Investire per competere. Il contributo delle utility a sviluppo e occupazione del Paese’. L’incontro si è svolto durante la 52ª edizione del Forum Ambrosetti organizzato a Cernobbio da Teha Group. La ricerca presentata da A2A “parte da una premessa fondamentale – spiega Tasca – con il mese di agosto si avvia a conclusione la fase principale del Pnrr e il Paese si trova ora ad affrontare la questione degli investimenti futuri, considerando quanto sia stato rilevante l'apporto dei 194 miliardi di euro nel quinquennio. Come settore delle utility abbiamo realizzato questo studio per dimostrare la nostra capacità e potenzialità di investimento”. A2A ha individuato nove aree di intervento. “Riteniamo che attraverso questa programmazione si possano generare, da un lato, risparmi economici diretti per famiglie e imprese e, dall'altro, sostenere la crescita del Prodotto Interno Lordo da qui al 2050. Questo percorso richiede una gradualità che non significa investire ad anni alterni, bensì garantire una pianificazione continua e costante”. Lo studio mette in luce come “il gas rappresenta oggi un elemento di forte dipendenza da fonti estere, oltre a pesare sui bilanci familiari e sulla competitività delle imprese – approfondisce tasca – Il nostro studio illustra in modo analitico come un intervento coordinato del settore possa apportare benefici concreti in questa direzione, contribuendo al contempo alla decarbonizzazione”. E aggiunge: “Abbiamo cercato di illustrare in modo analitico come un intervento di tutto il nostro settore possa portare ovviamente una miglioria sostanziale in entrambe queste direzioni, oltre a contribuire a un dato che per noi, come gruppo, rimane importante, che è il tema anche della decarbonizzazione. Andiamo sostanzialmente a immaginare una società che abbia un’intensità di elettricità molto più ampia. In questo abbiamo dei vantaggi anche perché mettiamo meno CO2 e quindi, in realtà, quello che è il fatto climatico che abbiamo visto potrebbe beneficiare ulteriormente anche di questo nostro investimento”. Oltre alla sfida di “mettere a terra circa 33 miliardi di euro all'anno di investimenti” destinati “alla generazione, alla flessibilità e allo sviluppo delle reti, infrastrutture indispensabili per trasportare l'energia prodotta fino alle abitazioni” saranno inoltre necessari “interventi complementari ma cruciali per il processo di elettrificazione – si sofferma il presidente – Un esempio prioritario è la riduzione delle perdite idriche: l'Italia paga oltre un miliardo e mezzo di euro all'anno a causa di una rete idrica deficitaria che registra perdite medie di circa il 42%. Intervenire in questo ambito è indispensabile- Un altro passaggio fondamentale riguarda lo sviluppo del teleriscaldamento – aggiunge ancora – specialmente in vista dell'applicazione della direttiva europea sulle case green (Energy Performance of Buildings Directive). Intensificare la rete di teleriscaldamento consentirà di abbattere i costi in bolletta e di accelerare in modo decisivo il processo di decarbonizzazione del Paese”, conclude.
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