(Adnkronos) – "Con iptacopan abbiamo finalmente" la possiblità di "riempire un vuoto" terapeutico "andando a intervenire sulla cause della" glomerulopatia da C3 (C3G). In altre parole, "non ci si trova più a gestire le conseguenze, ma si prova a cercare di affrontare il problema in modo mirato sulla causa". Lo ha detto Luigi Biancone, professore di Nefrologia e direttore Sc Nefrologia dialisi trapianto U, Aou Città della salute e della scienza di Torino (presidio Molinette), oggi a Milano all’incontro con la stampa organizzato da Novartis in occasione dell'approvazione del rimborso, da parte di Aifa-Ageniza italiana del farmaco, di iptacopan per il trattamento della C3G, patologia renale ultra rara e progressiva. Cambia anche "la gestione del paziente – chiarisce Biancone – poiché tutto ciò che si utilizzava in passato aveva uno scarso rapporto tra i benefici e gli effetti collaterali, era quindi era necessario monitorare" strettamente "i pazienti e tenerli sotto controllo. Ma questo medicalizzare enormemente i pazienti veniva poco sopportato, soprattutto dai più giovani. Questa nuova terapia, tra l’altro molto pratica perchè si può assumere per via orale, va notevolmente incontro anche a questi aspetti". Prima dell'arrivo di questo trattamento, "i pazienti venivano gestiti con terapie" che agivano su 2 aspetti. La sintomatologia, come si fa per "tutte le problematiche renali glomerulari legate a diabete, ipertensione, con il controllo dei sintomi e della proteinuria. Sul secondo aspetto, quello relativo alla causa della patologia, l'unica cosa che si poteva fare "era cercare di intervenire in quella parte di infiammazione, che era poi una conseguenza dell'attivazione del C3, con cortisone, farmaci immunosoppressori, ma con risultati variabili ed effetti collaterali sicuramente significativi, che poi andavano ad accumularsi nel tempo, con risultati che conosciamo bene, con il 50% delle persone che sviluppavano questa malattia, nel giro di 10 anni affrontavano dialisi o trapianto".
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