(Adnkronos) – Un magistrato capace di attraversare le stagioni più drammatiche della Repubblica senza cedere alla spettacolarizzazione, mantenendo integrità, misura e una radicale fedeltà alla legge. È il ritratto del servitore dello stato che Salvatore Lordi descrive ne 'Il giudice gentiluomo. Vita di Severino Santiapichi', libro pubblicato da Bibliotheka Edizioni in uscita il prossimo 27 febbraio (Pagine 400 – prezzo di copertina 19 euro), dedicato all’ex presidente della Corte d’Assise di Roma protagonista di alcuni dei processi più delicati della storia italiana. Il volume – arricchito dalla prefazione di Walter Veltroni e dalla premessa del presidente dell’ANM Cesare Parodi – ricostruisce la figura di Santiapichi nel centenario della nascita, restituendo la biografia di un uomo che, dietro ruoli esposti e responsabilità enormi, mantenne sempre discrezione, senso delle istituzioni e la volontà di non essere mai “personaggio”. Dall’attentato a Giovanni Paolo II al processo Moro-bis, passando per gli anni più tesi della violenza politica, Santiapichi scelse una giustizia che non urla, che non diventa slogan, che non si presta all’arena mediatica. Veltroni invita a leggere Santiapichi a partire dall’uomo, dalle radici siciliane, dalla biblioteca paterna, dai silenzi della casa: il terreno in cui nacque un’idea di giudizio improntata al dubbio, alla cultura e al rispetto. Parodi, invece, insiste sulla sua indipendenza di fondo: un giudice che garantì il diritto di difesa anche agli imputati che contestavano lo Stato, e che seppe resistere a pressioni politiche, emotive e mediatiche senza mai abbandonare i principi garantisti. Ne emerge la figura di un magistrato integerrimo, lontano dalle derive identitarie della giustizia-spettacolo, per il quale “integrità, professionalità e valore” non erano qualità accessorie, ma le condizioni stesse della democrazia. Non solo una biografia, ma una riflessione civile su cosa significhi giudicare in un Paese attraversato da conflitti, trasformazioni e ferite profonde.
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