(Adnkronos) – Nel pieno dell’escalation militare che sta colpendo l’Iran, il controllo dell’informazione diventa un nuovo fronte di guerra. Secondo quanto ha reso noto il portavoce della Magistratura iraniana, Asghar Jahangir, citato dall'agenzia di stampa Fars, chi filma o fotografa i danni causati da raid aerei in Iran rischia di essere condannato alla pena di morte.
"Per coloro che forniscono informazioni al nemico scattando foto o filmando, la legge sull'inasprimento delle pene per spionaggio prevede la pena capitale e la confisca di tutti i beni", ha detto Jahangir, spiegando che "quando vengono scattate fotografie delle aree danneggiate, il nemico viene informato che l'obiettivo è stato localizzato correttamente". "Fornire informazioni al nemico in questo modo equivale a collaborare con il nemico in attività di intelligence, reato per il quale il legislatore ha previsto la pena di morte e la confisca di tutti i beni", ha sottolineato Jahangir. La notizia si inserisce in un contesto già drammatico. Negli ultimi giorni, attacchi attribuiti a operazioni congiunte israelo-americane hanno colpito obiettivi governativi e aree residenziali, causando vittime civili e distruzioni diffuse. Di fronte alla circolazione di video e testimonianze online — spesso pubblicate da cittadini comuni — il regime iraniano avrebbe intensificato la repressione digitale. L’obiettivo è impedire la diffusione di immagini che mostrano l’impatto reale dei raid, considerate strumenti di destabilizzazione interna. In Iran, la legislazione prevede già la pena capitale per una vasta gamma di reati, inclusi quelli legati alla sicurezza nazionale, alla “corruzione sulla terra” e alla collaborazione con potenze straniere. In questo quadro, filmare e condividere contenuti sensibili può essere assimilato ad attività sovversive. La minaccia non appare isolata. Solo nelle ultime settimane, il regime ha dato seguito a diverse esecuzioni legate a proteste o accuse di collaborazione con nemici esterni. Il 18 marzo, tre persone — tra cui anche un ragazzo di 19 anni, membro della nazionale iraniana di lotta libera, — sono state giustiziate con l’accusa di aver operato a favore di Stati Uniti e Israele . Organizzazioni per i diritti umani denunciano da mesi un uso crescente della pena di morte come strumento politico. Amnesty International ha segnalato almeno 30 manifestanti a rischio esecuzione dopo processi rapidi e irregolari, spesso basati su confessioni estorte . La linea dura del governo si inserisce in una strategia più ampia: controllare il racconto della guerra. Già durante le proteste interne di inizio anno, le autorità avevano imposto blackout di internet e minacciato la pena capitale per i manifestanti definiti “nemici di Dio” .
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