(Adnkronos) – Un 55enne di origine marocchina, Thahar El Haddad, è morto ieri pomeriggio mentre stava raccogliendo delle angurie nei campi di un'azienda di Magnacavallo, nel mantovano. Secondo le ricostruzioni, l'uomo ha accusato un malore, forse per il caldo, per poi cadere a terra. Sul luogo sono rapidamente intervenuti i soccorsi: un'eliambulanza dall'ospedale Civile di Parma e un'ambulanza dall'ospedale di Pieve Coriano, ma nonostante i tentativi di rianimazione, non c'è stato nulla da fare per l'uomo. Sul posto anche personale dell'Ats Val Padana. Il 55enne era regolarmente assunto, sull'accaduto indagano i carabinieri della stazione di Gonzaga. La procura ha disposto l'autopsia per identificare le cause del decesso. "Nel mantovano è una strage", dice all'AdnKronos Michele Orezzi, segretario generale della Cgil di Mantova. "I quattro casi citati" di lavoratori morti "sono in quattro punti della provincia differenti: non si tratta dunque di un episodio isolato, ma è una situazione che è spalmata direttamente su tutto il territorio, il problema è sistemico". "Le ordinanze contro il caldo – spiega – non funzionano: non ci sono controlli sufficienti in generale e soprattutto per il settore dove ci sono ancora sacche di illegalità e schiavismo", sottolinea. "Non si può normalizzare un morto al giorno". "La cosa allucinante è che qua si muore come cent'anni fa nei campi, in mezzo a un'indifferenza che sembra quella di cent'anni fa. Stiamo normalizzando il fatto che uno debba morire di lavoro in giornate in cui c'è un'allerta sanitaria. E' una cosa che non sta né in cielo né in terra", rimarca il sindacalista. "La politica deve capire che il caldo non è un'emergenza, è un problema strutturale e come tale va affrontato", conclude.
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