Morbillo, Bassetti: “A New York decesso dopo 30 anni, potrebbe accadere anche in Italia”. Burioni: “Con bugie sui vaccini alla fine ci scappa il morto”

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(Adnkronos) – "Dopo oltre 30 anni, nello Stato di New York si torna a morire di morbillo". Così su Instagram l'infettivologo Matteo Bassetti dopo la notizia della morte di un bambino per morbillo nello stato di New York. "È il prezzo dell'ignoranza travestita da libertà di scelta, della disinformazione e del rifiuto dei vaccini. Pensavamo di aver relegato queste morti al passato. Ci sbagliavamo. Anche in Italia potrebbe accadere: con il calo delle coperture vaccinali, è solo questione di tempo prima che il morbillo torni a uccidere. E non sarà una fatalità, ma una tragedia in gran parte prevenibile". 
Roberto Burioni, professore di Microbiologia e Virologia all'università Vita-Salute San Raffaele di Milano, in un post sui suoi profili social commenta: "Politici irresponsabili, giornalisti cialtroni e medici criminali diffondono bugie sui vaccini che alimentano la diffidenza dei genitori. Alla fine di tutto questo ci scappa il morto, ed è sempre un bambino. Mi chiedo se si sentono in colpa".  "La morte di un bambino per morbillo negli Stati Uniti è una notizia drammatica che ricorda quanto sia pericoloso sottovalutare questa malattia. Il morbillo non è una banale infezione dell'infanzia: può provocare polmoniti, encefaliti, danni neurologici permanenti e persino la morte", ricorda il virologo Fabrizio Pregliasco, che alla notizia del primo decesso per morbillo da 30 anni nello stato di New York elenca "numeri eloquenti": a causa del morbillo "circa 1 bambino su 10 sviluppa un'otite, 1 su 20 può andare incontro a una polmonite e 1 su 1.000 può sviluppare un'encefalite. Secondo le stime statunitensi, da 1 a 3 bambini ogni 1.000 infettati possono morire. Esistono inoltre complicanze neurologiche tardive, come la panencefalite sclerosante subacuta, una malattia progressiva generalmente fatale che può manifestarsi anche molti anni dopo l'apparente guarigione". Per l'esperto, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell'università Statale di Milano, "morire di morbillo oggi è particolarmente doloroso perché esistono da decenni gli strumenti per prevenirlo". Primo fra tutti "un vaccino efficace disponibile dal 1963, quindi da oltre sessant'anni". "Il morbillo – sottolinea Pregliasco, past president Anpas e vicepresidente di Samaritan International – è tra le malattie infettive più contagiose in assoluto: in una popolazione completamente suscettibile, una persona infetta può contagiarne mediamente da 12 a 18. Prima dell'introduzione della vaccinazione negli Stati Uniti si stimavano ogni anno tra 3 e 4 milioni di infezioni e circa 400-500 decessi", e proprio "grazie ai vaccini questi numeri sono stati drasticamente ridotti. Oggi 2 dosi garantiscono una protezione di circa il 97%, ma il calo delle coperture vaccinali sta creando nuove opportunità di circolazione del virus", avverte il medico. "La vicenda americana", con un'epidemia che cresce ed è considerata la peggiori degli ultimi 35 anni, "deve rappresentare un campanello d'allarme anche per l'Italia – ammonisce Pregliasco – Il morbillo non conosce confini e, quando le coperture vaccinali scendono sotto il 95%, aumenta il rischio di focolai epidemici, soprattutto nelle comunità con molte persone non immunizzate". Per questo, conclude il virologo, "la priorità deve essere recuperare le vaccinazioni mancate, contrastare la disinformazione e proteggere soprattutto i bambini più piccoli e le persone fragili. La prevenzione non è un risultato acquisito una volta per tutte: va difesa ogni giorno". 
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