(Adnkronos) – "Mi fa piacere che si riapra il caso Pasolini perché il Paese ha bisogno di verità e la verità fa bene a un Paese". Sono le parole con cui Dacia Maraini – interpellata dall'AdnKronos – commenta la notizia della riapertura da parte della Procura di Roma del caso della morte dell'intellettuale ucciso a Ostia nel 1975. "Pino Pelosi – ricorda la scrittrice e grande amica dell'autore di 'Ragazzi di vita' – disse anche prima di morire che non era stato lui a uccidere Pasolini. E poi tra Pasolini e chi lo ha ucciso c'è stato un corpo a corpo violentissimo. Pier Paolo era coperto di sangue e invece Pelosi, appena si allontanò dal cadavere, non aveva neanche una goccia di sangue. Abbiamo visto la fotografia", ricorda Maraini che osserva: "Era chiaro fin dall'inizio che non è stato lui. Però ancora non sappiamo chi è stato a uccidere Pasolini ed è ancora un mistero. Non sappiamo chi è stato, chi ha voluto la sua morte, chi stava dietro e chi erano i killer". "Cinquantuno anni sono una vita. Speriamo che sia la volta buona anche se, sinceramente, ho i miei dubbi". La pensa così il produttore cinematografico Pietro Valsecchi che con l'AdnKronos commenta la riapertura del caso. Valsecchi che nel 2022 ha acquistato la prima abitazione romana dell'autore di 'Ragazzi di vita', in Giovanni Tagliere 3, nella zona Rebibbia, e l'ha poi donata al ministero della Cultura che ne ha fatto un museo, ricorda che "sul delitto Pasolini si è indagato tanto, sono venute fuori tante cose, ma fino in fondo non si è mai capito cosa sia successo quella notte. Ben venga quindi la riapertura del caso, sperando che ci siano elementi utili per arrivare alla verità, capire se Pelosi fosse solo, se ci fossero altri e cosa accadde davvero".
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