Rai, il dg Sergio: “Il patrimonio dell’azienda dovrà produrre valore per i cittadini”

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(Adnkronos) – "Il patrimonio della Rai costituisce una risorsa di straordinario valore storico, culturale e industriale, costruita nel corso di oltre settant’anni di attività. Proprio per questa ragione deve essere amministrato secondo criteri di responsabilità, efficienza e visione prospettica, nella consapevolezza che la tutela del patrimonio non coincide necessariamente con la conservazione immutata di ogni singolo bene, ma con la sua capacità di contribuire concretamente agli obiettivi del servizio pubblico". Sono le parole del direttore generale corporate della Rai Roberto Sergio nel suo intervento di oggi, mercoledì 10 giugno, in Vigilanza Rai, a proposito della vendita di sedi storiche Rai come Teatro delle Vittorie e Palazzo Labia.  "A differenza di una società per azioni tradizionale", ha spiegato Sergio, "nella Rai la funzione manageriale assume una valenza più ampia e articolata. Essa è chiamata a garantire l’equilibrio dei conti e l’efficienza gestionale, assicurando al contempo il rispetto dei principi di pluralismo, indipendenza, inclusione, promozione culturale e coesione sociale che costituiscono il fondamento stesso del servizio pubblico. La responsabilità del vertice aziendale si esercita pertanto in un contesto particolarmente complesso, caratterizzato da una profonda trasformazione del sistema dei media". Il dg corporate della Rai ha continuato: "In questo scenario, il compito affidato al management non consiste esclusivamente nell’amministrazione dell’esistente, ma nella capacità di accompagnare e governare il cambiamento, preservando al tempo stesso i valori e le finalità che il legislatore ha attribuito al servizio pubblico radiotelevisivo. L’evoluzione tecnologica e produttiva degli ultimi decenni ha profondamente modificato le esigenze operative dell’industria audiovisiva. Le modalità di produzione richiedono oggi infrastrutture sempre più flessibili, tecnologicamente avanzate, sostenibili sotto il profilo energetico e pienamente integrate con le piattaforme digitali e con i nuovi modelli di distribuzione dei contenuti". Sergio ha parlato anche della questione del Teatro delle Vittorie, che "rappresenta una delle pagine più significative della storia della televisione italiana. In esso si sono svolti programmi, eventi e produzioni che hanno contribuito a formare l’identità culturale del Paese e la memoria collettiva di intere generazioni. Il suo valore storico è indiscutibile e costituisce parte integrante del patrimonio culturale della Rai. Tuttavia, il riconoscimento di tale valore non esime dalla necessità di valutare se l’immobile continui a rappresentare, nelle mutate condizioni tecnologiche e produttive, un’infrastruttura strategica per il perseguimento degli obiettivi aziendali. La responsabilità gestionale impone infatti di considerare con attenzione i costi di mantenimento, gli investimenti necessari all’adeguamento strutturale e tecnologico, il livello di utilizzo effettivo e la capacità dell’immobile di rispondere alle esigenze produttive contemporanee".  Considerazioni analoghe per Palazzo Labia, "uno straordinario complesso monumentale di Venezia, tra i più prestigiosi esempi del patrimonio storico e artistico nazionale. Il valore culturale dell’edificio, arricchito dagli affreschi di Giambattista Tiepolo, è universalmente riconosciuto e merita la massima tutela", prosegue Sergio. "Anche in questo caso, tuttavia, la questione da affrontare riguarda la funzione che tale bene è chiamato a svolgere rispetto alla missione industriale e produttiva dell’azienda. La tutela di un bene culturale e la sua valorizzazione possono essere perseguite attraverso molteplici strumenti, non necessariamente coincidenti con il mantenimento della proprietà da parte di una società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo". In merito alla vendita di sedi storiche Rai come Teatro delle Vittorie e Palazzo Labia, per il direttore generale "l’obiettivo non è scegliere tra memoria e innovazione, tra tradizione e futuro. L’obiettivo è garantire che il patrimonio materiale e immateriale costruito in oltre settant’anni di storia continui a produrre valore per i cittadini, rafforzando la capacità della Rai di adempiere, anche nei prossimi decenni, alla propria missione culturale, informativa e democratica al servizio della Repubblica". E ancora: "La valorizzazione di specifici asset patrimoniali, laddove coerente con una visione industriale complessiva e accompagnata da adeguate garanzie di tutela culturale – spiega Sergio – non deve essere interpretata come una dismissione della memoria aziendale, bensì come una scelta finalizzata a rafforzare la capacità della Rai di investire nelle infrastrutture produttive, nelle tecnologie digitali, nella sicurezza delle reti e degli impianti, nell’innovazione editoriale e nella formazione delle proprie professionalità".  Sergio ha spiegato che ci sono interlocuzioni in corso con il Ministero della Cultura: "Con il Mic c'è un'interlocuzione in corso. E' da valutare se il Ministero della Cultura ritiene ci sia la tempistica per poter anticipare rispetto alla messa in vendita dell'intero pacchetto e per mettere in campo una veloce negoziazione, o se attendere il diritto di prelazione dopo il rogito, previsto per la fine dell'anno". Il dg ha aggiunto che il piano di dismissione della vendita del pacchetto di 15 immobili della Rai "aveva una temporalità ben definita e secondo la previsione si dovrebbe completare a fine anno 2026. C'è un'ipotesi di slittamento al 2027 ma non inciderà sul bilancio del 2026".  Nell'audizione di stamattina in Vigilanza, Sergio ha spiegato anche che è "una scelta responsabile e coerente aver assunto personalmente la responsabilità di portare a compimento un progetto strategico per l’Azienda che era stato approvato all’unanimità dal Consiglio di Amministrazione nel luglio 2022, sotto la presidenza di Marinella Soldi e la guida di Carlo Fuortes, e successivamente riconfermato nel gennaio e nell’aprile del 2023. Dal maggio 2023, quando ho assunto la carica di amministratore delegato, fino all’ottobre 2024, termine del mandato, si è ritenuto doveroso garantire continuità a quel percorso, nella convinzione che i progetti validi e strategici per il futuro della Rai debbano essere valutati nel merito e non sulla base dell’alternarsi delle stagioni manageriali o dei vertici aziendali". Il dg ha poi concluso: "Il ricambio delle responsabilità apicali rappresenta un elemento fisiologico della vita delle istituzioni e delle imprese. Esso, tuttavia, non deve necessariamente comportare la rimessa in discussione di scelte industriali condivise e lungimiranti. Al contrario, può costituire, come in questo caso, un ulteriore fattore di impulso e di determinazione per accompagnare il progetto fino alla sua definizione finale, nell’esclusivo interesse dell’azienda, del servizio pubblico e dei cittadini".  
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