Scavo: “La guerra non è mai una cosa che non ci riguarda”

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(Adnkronos) – "I conflitti non sono mai una storia semplice: si intrecciano affari, interessi e soprattutto ricadute sulle persone. Di recente sono rientrato dal Sud Sudan, un altro dei conflitti dimenticati, che per fortuna questo rapporto approfondisce, insieme a molti altri Paesi e scenari". Lo afferma Nello Scavo, inviato speciale di Avvenire, autore della prefazione al Rapporto CESVI sull'Indice Globale della Fame 2026. Scavo richiama l'attenzione sulle conseguenze meno visibili delle guerre e sul loro intreccio con le crisi alimentari e climatiche. "Il timore più grande – spiega – è che le storie delle persone restino fuori dall'inquadratura. Quello che capita a una famiglia o a un singolo, costretti a spostarsi a causa del conflitto, del cambiamento climatico o della difficoltà a reperire risorse essenziali, rischia di essere dimenticato. Poi magari ci ritroviamo queste persone che bussano alla porta di casa nostra e ci domandiamo: perché vengono a disturbarci?". Per Scavo, il rapporto aiuta a comprendere "che cosa è accaduto, perché è accaduto e quali conseguenze potrà avere". Tra gli esempi citati c'è la Somalia, dove il giornalista è tornato di recente, dopo esserci stato come inviato nel 2011. "Questo ci ricorda la necessità, nel nostro mestiere, di non perdere di vista i luoghi e di verificare come si stanno modificando. Ci sono anche segni di speranza che, grazie al lavoro di tante organizzazioni come CESVI, danno fiducia alle popolazioni che decidono di restare o che sono costrette a farlo, perché molte volte dalle guerre non si può fuggire". Il Paese, osserva, è attraversato da "crisi, difficoltà, scontri e fame, che sta tornando a causa del conflitto e del cambiamento climatico". E aggiunge: "Dimenticarsi di ciò che accade, voltarsi dall'altra parte quando diamo per finito un conflitto, è quanto di più sbagliato possiamo fare, come giornalisti e anche come politica". Slla riduzione degli aiuti umanitari, Scavo avverte: "La risposta che arriva in questo momento è addirittura il taglio degli aiuti, che costringe molte persone a cercare una soluzione altrove. Paradossalmente si favoriscono così migrazioni e sfollamenti, esattamente il contrario di quello che le politiche dicono di voler fare".Il giornalista ricorda quanto documentato in Somalia nel 2011: "Riuscimmo a dimostrare che la fame veniva usata come arma di guerra non convenzionale e che va perseguito chi, deliberatamente, costringe una popolazione alla fame". Centinaia di migliaia di persone furono spinte verso il Kenya, e lo svuotamento delle città ne facilitò la conquista da parte delle milizie Shabaab. "Così si ottiene un doppio risultato: da una parte si eliminano migliaia di persone per mancanza di cibo, dall'altra le si costringe a fuggire e si conquista il territorio". Le conseguenze dei conflitti, sottolinea, riguardano anche i Paesi occidentali. "Occuparci di conflitti significa occuparci anche di noi e dei nostri mercati. Restare disattenti, indifferenti o addirittura complici di quello che accade in alcune aree può avere ricadute enormi su di noi: lo vediamo ogni volta che facciamo il pieno di carburante. La guerra non è mai una cosa che non ci riguarda, anche se può sembrare lontana". Sulle ripercussioni delle crisi internazionali sui commerci e sulle popolazioni, Scavo è netto: "Tutto questo ci toccherà da vicino, e sempre di più". Anche sul fenomeno climatico di El Niño, approfondito nel rapporto, le previsioni per i prossimi mesi indicano conseguenze potenzialmente drammatiche. "Il rapporto ci fornisce dati davvero impressionanti su quello che accadrà a milioni di persone, che si sposteranno semplicemente per trovare un rivolo d'acqua o qualcosa da mangiare". Infine, la responsabilità dell'informazione nel mantenere alta l'attenzione sulle crisi dimenticate. "Se i social non ci sono, se le immagini non arrivano, un fatto semplicemente non esiste. Noi, da giornalisti, proviamo a dimostrare che invece i fatti esistono, e che bisogna andare dove le cose accadono e documentarle il più possibile. Non dobbiamo cadere nella trappola secondo cui ciò che non è visibile sul nostro telefonino o sui nostri display non esiste. Esistono milioni di persone senza accesso alla tecnologia, come nelle periferie della Somalia, in Sudan e in Sud Sudan, ed esistono fatti che dobbiamo conoscere e documentare". "Prima ci occuperemo di tutto questo e di quanto il sistema sia integrato, prima potremo affrontare problemi che più avanti riusciremmo ad affrontare poco e, temo, molto male", conclude Scavo. 
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