(Adnkronos) –
Vincere uno Slam convivendo con il diabete di tipo 1. La storica impresa di Alexander Zverev al Roland Garros diventa un simbolo per milioni di persone nel mondo. Il tennista tedesco, che convive con questa patologia autoimmune fin dall'infanzia, ha conquistato il primo titolo del Grande Slam della sua carriera, dimostrando che una diagnosi non deve necessariamente rappresentare un ostacolo ai massimi livelli dello sport. Non è la prima volta che il diabete di tipo 1 entra nel racconto sportivo di Zverev. Al Roland Garros 2023 il tennista tedesco denunciò pubblicamente le difficoltà incontrate per effettuare le iniezioni di insulina durante le partite. Dopo le proteste, gli organizzatori autorizzarono le somministrazioni direttamente a bordo campo. Una necessità che accompagna ancora oggi il campione tedesco: anche durante il trionfo al Roland Garros 2026, Zverev, complice anche il caldo, ha dovuto monitorare la glicemia e gestire la terapia insulinica nel corso della finale vinta contro Flavio Cobolli. Si tratta di una malattia autoimmune in cui il sistema immunitario attacca erroneamente le cellule del pancreas che producono insulina. Di conseguenza, l'organismo produce poca o nessuna insulina, l'ormone che consente al glucosio di entrare nelle cellule e fornire energia. Per questo motivo le persone con diabete di tipo 1 devono assumere insulina ogni giorno per vivere. La malattia viene spesso diagnosticata durante l'infanzia o l'adolescenza, ma può comparire a qualsiasi età. Secondo la Federazione delle società diabetologiche italiane (FeSdi), il successo di Zverev rappresenta molto più di una vittoria sportiva. "È la dimostrazione che il diabete non costituisce un ostacolo alla realizzazione delle proprie aspirazioni, anche agonistiche", sottolineano gli specialisti. Il trionfo di Zverev è "un esempio prezioso" che "parla a tutte le persone con diabete, in particolare ai più giovani e a chi ha appena ricevuto la diagnosi, sottolinea la FeSdi, Federazione delle società diabetologiche italiane (Amd e Sid). Troppo spesso, infatti, sul rapporto tra diabete e sport pesa ancora il pregiudizio che chi convive con questa condizione debba rinunciare all'attività fisica, e a maggior ragione all'agonismo. Eppure le moderne terapie insuliniche, insieme ai sensori per il monitoraggio continuo della glicemia e alle nuove tecnologie, consentono a molte persone con diabete di praticare sport anche ad altissimo livello. La realtà, oggi, racconta l'esatto contrario", rimarcano gli specialisti lanciando un appello: "Storie come questa aiutano a guardare al talento, non alla diagnosi, e rafforzano la necessità di superare le norme che ancora oggi impediscono agli atleti con diabete l'accesso ai Gruppi sportivi militari". "Risultati come quello di Zverev ci ricordano che, nello sport, contano il talento, l'idoneità riconosciuta dagli specialisti e i risultati, non l'etichetta di una diagnosi – dichiara Salvatore De Cosmo, presidente di FeSdi e Amd (Associazione medici diabetologi) – E' un messaggio importante soprattutto per i più giovani e per chi ha appena scoperto di avere il diabete. Con la giusta gestione, nessun traguardo è precluso. Campioni di questo livello diventano punti di riferimento preziosi, e storie come quella di ieri aiutano a superare i pregiudizi che purtroppo, ancora oggi, caratterizzano talvolta il binomio diabete e sport: è il caso della mancata ammissione degli atleti con diabete nei Gruppi sportivi militari, che FeSdi sta cercando di superare in dialogo con il legislatore". Concorda Raffaella Buzzetti, presidente della Sid (Società italiana di diabetologia): "La vittoria di Zverev è un messaggio prezioso per tutte le persone con diabete – afferma – Con le terapie e le tecnologie di cui disponiamo oggi, lo sport si può praticare in piena sicurezza, come dimostrano i tanti campioni olimpici e mondiali che convivono con questa patologia. E l'attività fisica non è soltanto compatibile con il diabete, ma è una valida alleata per la sua corretta gestione". "La vittoria di Zverev parla a tutti, a noi atleti con diabete perché racconta una sfida che conosciamo bene, ma anche a chi ha da poco ricevuto una diagnosi e teme per le sue passioni", è la testimonianza di Giulio Gaetani, schermidore azzurro e ambassador FeSdi. "Ho il diabete tipo 1 da quando avevo meno di 2 anni – racconta – e oggi gareggio per l'Italia nella scherma. Ogni giorno ho la dimostrazione che lo sport, anche ai massimi livelli, e il diabete possono andare insieme, che con le terapie e gli strumenti di oggi l'unico limite è quello che scegliamo di darci".
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