Arianna Fontana e Michela Moioli incontrano Papa Leone XIV con i campioni di Milano-Cortina 2026

La portacolori dell'IceLab Bergamo e la 30enne di Alzano Lombardo hanno preso parte all'udienza andata in scena in Vaticano.

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Momento di particolare commozione per gli atleti che hanno preso parte alle Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 che nella mattinata di giovedì 9 aprile sono stati ricevuti in udienza da Papa Leone XIV nella Sala Clementina, seconda loggia del Palazzo Apostolico.

Il Santo Padre ha incontrato Federico Pellegrino, Federica Brignone, Michela Moioli, Francesca Lollobrigida, Arianna Fontana, Davide Ghiotto e alcuni atleti paralimpici che sono stati accompagnati dal Presidente del CONI Luciano Buonfiglio, il Segretario Generale e Capo Missione dell’Italia Team all’Olimpiade Carlo Mornati, il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, il Presidente del Consiglio Regionale del Veneto Luca Zaia, il Sindaco di Milano Giuseppe Sala, il Sindaco di Verona Damiano Tommasi, il Presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, il Presidente della Provincia Autonoma di Bolzano, Arno Kompatscher e il presidente della Fondazione Milano-Cortina 2026 Giovanni Malagò in una cerimonia che ha celebrato lo sport tricolore.

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Vi accolgo con gioia dopo la fine dei Giochi Invernali di Milano Cortina 2026, che hanno diffuso nel mondo, insieme a competizioni di altissimo livello, anche un nobile messaggio umano, culturale e spirituale. Grazie per ciò che avete testimoniato. Lo sport, quando viene autenticamente vissuto, non resta soltanto una prestazione, ma una forma di linguaggio, un racconto fatto di gesti, di fatica, di attesa, di cadute e di ripartenze. Durante i Giochi abbiamo visto non solo corpi in movimento, ma storie, storie di sacrificio, di disciplina, di tenacia, in modo particolare nelle competizioni paralimpiche abbiamo osservato come il limite possa diventare luogo di rivelazione, non qualcosa che ostacola la persona ma che può essere trasformato, persino trasfigurato in vincolante qualità. Voi atleti siete diventati biografie che ispirano moltissime persone. In secondo luogo, il vostro affiatamento ci ricorda che nessuno vince da solo, perché dietro ogni vittoria tanti sono coinvolti: dalla famiglia alle squadre, molti giorni di allenamento, di pressione e di solitudine. Spesso è proprio in questi momenti che Dio si rivela – ha spiegato Papa Leone XIV -. Lo sport concorre alla maturazione del nostro carattere, richiede una spiritualità santa e una forma feconda di educazione. Dallo sport si impara a conoscere il proprio corpo senza idolatrarlo, a governare le emozioni, a competere senza perdere il senso della fraternità, ad accogliere la sconfitta senza disperazione e la vittoria senza arroganza. Allenando la mente insieme alle membra, lo sport è autentico quando resta umano, cioè quando rimane fedele alla sua prima vocazione: essere scuola di vita e di talento. Una scuola nella quale si impara che il vero successo si misura dalla qualità delle relazioni, non dall’ammontare dei premi ma dalla stima reciproca, dalla gioia condivisa del gioco. Questa è la vita in abbondanza della quale parla il Vangelo: una vita piena di senso, una vita in cui corporeità e interiorità trovano armonia. Ecco la ragione della scelta di questa espressione evangelica come titolo della lettera che ho scritto proprio in occasione dell’inizio dei Giochi: La Vita in Abbondanza. Nel tempo attuale, così segnato da polarizzazioni, rivalità e conflitti che sfociano in guerre devastanti, il vostro impegno assume un valore ancora maggiore. Lo sport può e deve diventare davvero uno spazio di incontro, non un’esibizione di forza ma un esercizio di relazione. Ho voluto ricordare in occasione di questi Giochi il valore della Tregua Olimpica: con la vostra presenza avete reso visibile questa possibilità di pace come una profezia niente a fatto retorica. Spezzare la logica della violenza per promuovere quella dell’incontro. Al contempo sappiamo bene che lo sport porta con sé anche delle tentazioni: quella della prestazione a ogni costo, che può condurre fino al doping, quella del profitto che trasforma il gioco in mercato e lo sportivo in divo, quella della spettacolarizzazione che riduce l’atleta a un’immagine o a un numero. Contro queste derive la vostra testimonianza è essenziale. Cari atleti, voi siete stati testimoni di un modo onesto e bello di abitare il mondo, portate l’idea che si possa gareggiare senza odiarsi, che si possa vincere senza umiliare, che si possa perdere senza perdere se stessi. E questo vale anche oltre lo sport, nella vita sociale, nella politica, nelle relazioni tra i popoli, perché lo sport, se vissuto bene, diventa un laboratorio di umanità riconciliata, dove la diversità non è una minaccia ma una ricchezza. In un’epoca di grandi sfide climatiche questi Giochi ci ricordano anche il legame tra sport e natura e il nostro dovere di prenderci cura della casa comune. Oggi, in questa sala, guardiamo alla croce degli sportivi, la croce olimpica e paralimpica, che dai Giochi di Londra 2012 a quelli di Milano Cortina 2026 raccoglie preghiere, attese, speranze, paure e sofferenze delle donne e degli uomini che a ogni età condividono le loro esperienze sportive. Davanti a questo supremo ed essenziale esempio di dedizione rinnoviamo il desiderio di dare il nostro meglio, insieme, in ogni attività. Cari atleti, ringrazio tutti voi per il vostro impegno e prego affinché Gesù Cristo, vero atleta di Dio, ispiri a ciascuno sfide sempre più virtuose e doni la forza per viverle con passione. Mentre vi accompagno con la mia benedizione, vi affido una missione: continuare a far sì che la persona rimanga al centro dello sport in tutte le sue espressioni. Auguri a tutti voi”.

A ringraziare l’accoglienza del Santo Padre ci ha pensato il presidente del CONI Luciano Buonfiglio che ha sottolineato l’importanza dei valori trasmessi dai campioni olimpici che hanno preso parte all’appuntamento.

Santo Padre, a nome del Comitato Olimpico Nazionale Italiano e di tutto lo sport italiano, desidero esprimerle la nostra più sincera gratitudine per averci accolto oggi e per l’attenzione costante che Lei dedica al mondo dello sport. Le sue parole rappresentano per noi una guida preziosa: un richiamo continuo ai valori più autentici dello sport, come il rispetto, la solidarietà, il sacrificio e il senso di comunità. Valori che vanno ben oltre la competizione e che contribuiscono a formare donne e uomini migliori. Le nostre atlete e i nostri atleti, oltre che a vincere e a renderci orgogliosi, si impegnano ogni giorno a condividere concretamente il suo messaggio, non solo nelle competizioni, ma anche nella vita quotidiana, diventando esempi positivi soprattutto per le giovani generazioni. Santo Padre, la ringraziamo per il suo sostegno e per la forza morale che trasmette al nostro movimento. Continueremo a portare avanti, con responsabilità e orgoglio, questi principi, affinché lo sport sia sempre uno strumento di crescita, inclusione e pace. Grazie di cuore”.