La vita a volte ti offre una seconda chance e Carlo Gerosa ne è perfettamente consapevole, tanto che la sua carriera agonistica si divide in un pre e post Mount Ruapehu.
Nato a Seriate il 30 novembre 1964, lo sciatore di Scanzorosciate è un talento che sboccia ben presto tanto che a diciassette anni è già in Nazionale C.
Carlo viene quindi convocato nel 1982 per i Mondiali Juniores ad Auron affrontando lo slalom gigante dove non va però oltre il trentaduesimo posto.
Poco importa il risultato perché si tratta della prima esperienza in campo internazionale che permette ai tecnici azzurri di puntare su di lui tanto da chiamarlo in estate per un raduno in Nuova Zelanda a Mount Ruapehu.
Proprio quella località dall’altra parte del mondo gli cambierà la vita perché il 17 agosto Gerosa viene coinvolto in un brutto incidente stradale.
E’ in auto con il compagno di squadra Bruno Noeckler, l’allenatore Ilario Pegorari, il preparatore Karl Pichler e il massaggiatore Ivano Ruzza quando il mezzo va fuori strada.
Muoiono tutti tranne Carlo che rimane ferito, ma può tornare a casa nonostante uno shock che lo frena per due anni prima della convocazione in squadra A nel 1984.
Arriva così l’esordio nel massimo circuito al Sestriere il 2 dicembre nello slalom speciale vinto da Marc Girardelli e concluso in tredicesima posizione, ma in stagione arriva anche la prima vittoria in Coppa Europa ed è terzo alle Universiadi.
L’anno successivo arriva però il grande risultato: in Coppa del Mondo è dodicesimo a Madonna di Campiglio, ma è in Coppa Europa che dà il meglio di sé ottenendo due vittorie in slalom e vincendo così la classifica di specialità.
Carlo Gerosa entra così a pieno titolo nella squadra di Coppa del Mondo e restituisce immediatamente la fiducia nel 1987 con un settimo posto a Markstein in febbraio, mentre in Coppa Europa vince due slalom a Les Caroz ottenendo il secondo posto di specialità.
Il meglio lo tira fuori però nella stagione 1987-88, quella che porta alle Olimpiadi Invernali di Calgary, risultando sesto al Sestriere e quinto a Madonna di Campiglio.
Arriva così la convocazione per la rassegna a cinque cerchi dove viene schierato in supergigante, in gigante e in slalom, a dimostrazione della grande polivalenza insieme al conterraneo Ivano Camozzi.
Nella prima gara è ventiseiesimo a 6″16 dal francese Franck Piccard con Camozzi che è decimo e Alberto Tomba, leader di quella squadra, fuori, mentre fra le porte larghe è diciassettesimo nella giornata della consacrazione dell’emiliano che vince davanti a Hubert Strolz e Pirmin Zurbriggen, mentre Camozzi è quarto.
Gerosa dovrebbe puntare tutto sullo slalom, ma qualcosa va storto e, dopo essersi qualificato per la seconda manche, non conclude la gara vinta ancora una volta da Tomba.
L’esperienza olimpica non lo scalfisce e chiude così in sesta posizione lo slalom di Saalbach a fine stagione risultando il migliore degli italiani e lanciandosi verso una costante crescita.
La fortuna non lo sostiene e all’inizio della stagione successiva un infortunio lo blocca impedendogli di ottenere gli stessi risultati, almeno sino al 1991 quando sono in programma i Mondiali a Saalbach.
Vince in Coppa Europa a Obereggen, mentre nella rassegna iridata esce sia in gigante che in slalom dove però si ritrova in Coppa del Mondo a fine stagione ottenendo due quinti posti a Oppdal e Lillehammer oltre al bronzo ai Campionati Italiani.
Ancora una volta davanti a lui si prospetta la partecipazione alle Olimpiadi e, quando Gerosa sente odore di cinque cerchi, torna a farsi sentire ottenendo un doppio settimo posto fra i pali stretti a a Park City e Sestriere oltre un nono posto a Wengen.
Ai Giochi di Albertville 1992 questa volta si presenta soltanto nella disciplina prediletta in una squadra che punta tutto su Tomba, vincitore del gigante.
L’impresa non si ripete perché il bolognese è secondo alle spalle del norvegese Finn Jager, mentre Gerosa sfiora la top ten fermandosi in undicesima posizione a 2″71 dalla vetta.
Chiude la stagione con un argento ai Campionati Italiani e si prepara a un futuro positivo, tuttavia l’anno dopo arrivano soltanto un nono posto a Val d’Isere e un decimo a Kranjska Gora.
Sono gli ultimi risultati di rilievo perché nel 1993 un grave infortunio lo frena per l’intera stagione negandogli la possibilità di prendere parte alla terza Olimpiade e ponendo di fatto fine alla carriera ad alto livello, conclusa nella primavera 1995.













