A qualcuno avevo detto di essere preoccupato, molto preoccupato. Non dell’avversario ma dell’Atalanta. Mi sembrava che stesse arrivando un’altra di quelle domeniche che ci lasciano con l’amaro in bocca. Oggi poi si è giocato all’ora della polenta e coniglio. La polenta non l’abbiamo avuta e se fossi cattivo direi che i conigli li abbiamo visti in campo. Non è così, semmai, più che conigli abbiamo visto i “soliti” polli. Ma l’altra partita che vi descrivo è quella che non avete visto in TV.

Raggiungere lo stadio la domenica mattina fa sempre pensare al disagio che si arreca a coloro che li vicino ci abitano. Le code e le gimcane sono presenti anche in questo periodo di riduzione del pubblico. L’impressione che si avvertiva avvicinandosi allo stadio era comunque di una partita un po’ sotto tono anche per le aspettative. Passando davanti all’area tecnica dello stadio, laddove si raccolgono e operano tutti i mezzi televisivi, questa sensazione si faceva ancora più marcata. La precedente partita disputata in casa con l’Inter era stata tutt’altra cosa. Addirittura i mezzi non riuscivano a stare tutti all’interno del perimetro protetto, ma ne avevano dovuti lasciare parcheggiati alcuni fuori. Con il Cagliari no un paio di mezzi e, avvicinandoci sempre più allo stadio anche le forze dell’ordine si sono viste in misura molto più ridotta nonostante oggi il pubblico poteva essere più numeroso.

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La domenica delle anomalie si stava palesando con la temperatura sulla tribuna. Vicino a me una signora dagli evidenti lineamenti sudamericani, si preoccupava di applicare la crema per evitare una scottatura, e fino alle 13, mentre in campo andava in scena la passeggiata degli erranti, ci si spogliava dei capi pesanti vista anzi sentita la temperatura primaverile. Poi la copertura della tribuna ci ha regalato l’ombra e la buona visibilità sul campo.

Con una certa consapevolezza dei limiti dell’Atalanta in casa, e visti i precedenti, mi sentivo quasi confortato di aver superato i primi 20 minuti senza aver visto errori terribili. Sarebbe accaduto nel secondo tempo e le mie previsioni confessate intimamente a pochi purtroppo diventavano realtà.

In tribuna con gli amici come sempre si curiosava a proposito delle presenze. Chi si accorge che lì vicino c’è l’ex arbitro Rocchi e chi è curioso di vedere le reazioni di fidanzate e mogli dei calciatori che siedono composte e quasi annoiate per buona parte della partita.

E poi lo spettacolo nello spettacolo è sempre il Gasp. Di solito le sue urla e i suoi sobbalzi, sono plus che danno ulteriore valore al biglietto. Oggi nel primo tempo è stato piuttosto tranquillo, per i miei gusti anche troppo. Nella ripresa qualche reazione c’è stata, ma ci ha dato l’impressione di essere consapevole delle difficoltà della squadra, che noi abbiamo intuito poco per volta durante la partita.

La mia curiosità, e l’incedere piuttosto monotono dell’incontro, mi hanno portato ad attivare la funzione di fonometro del cellulare e ho misurato una media di 70 decibel con picchi di 100. Insomma scientificamente dimostrato che di media c’era lo stesso livello di rumore che si misura all’incrocio fra Viale Papa Giovanni XXIII e Via Paleocapa nell’ora di punta. I 100 Db li abbiamo toccati quando lo speaker ha esaltato al goal del temporaneo pareggio.

A dire il vero il massimo l’ho registrato con 112 decibel, erano le grida nostre. Io e un piccolo manipolo di attempati “ragazzi” quando l’arbitro ha fischiato qualcosa di indecifrabile. Una di queste cose per essere onesti è stato un fallo a favore dell’Atalanta, avvenuto proprio sotto i nostri occhi. Il nuovo e da poco entrato Boga, si è procurato un fallo, ma l’ha visto solo l’arbitro. Ben per noi, il funambolo neo-atalantino è bravo anche a cadere bene. Ma poco prima il direttore di gara aveva fischiato un paio di situazioni simili avverse.

La curva non ha aiutato particolarmente la squadra in campo, ma a dire il vero la stessa squadra non ha aiutato la curva. Insomma nelle occasioni vere e buone, non serve il tifo organizzato, i famosi Decibel si realizzano con la semplice reazione alle azioni. Purtroppo se non ce ne sono di azioni, non si possono attendere nemmeno le reazioni.

E come già visto in particolare con la Lazio in casa, se la squadra ospite è in vantaggio e il portiere dilata i tempi delle rimesse, qualche cosa dalla tribuna arriva sul campo. In una occasione in particolare, il buon Cragno vedendo qualcosa volare sopra la propria testa ha ben pensato di mettere in scena la solita pantomima. Ben per lui che quelli dietro non hanno la mira, ma lui ha raccolto una quantità di oggetti che erano sul prato da diversi minuti cercando di far intendere all’arbitro che fossero stati lanciati tutti in quel frangente.

La partita va avanti con il risultato che non commento, e noi tutti iniziamo a guardarci sopra le mascherine, per capire se chi ci sta vicino è preoccupato o avvilito. Si pensa alla prossima con la Fiorentina in Coppa e contro la Juve in campionato. Ci si chiede perché non viene mostrato il tempo di recupero. Un ragazzo chiede al padre il motivo dell’assenza di un display come quello che c’è in curva sud, anche sopra la nord e qualcuno risponde: “l’è zamò bel che al gh’è chel lé” (=è già bello che c’è quello lì). Ci riporta un po’ a una dimensione provinciale, e forse la partita in sé ha questo sapore.

Gli stewart della tribuna sempre attenti a farci tenere le distanze e le mascherine vengono citati dal messaggio che finita la partita ci dice di non lasciare il nostro posto fino a che non ne siamo autorizzati dagli stessi. Ecco questo ci fa sorridere, un po’ di ironia per una sorte sportiva davvero beffarda. Nessun affanno, nessun fischio e tanti applausi da parte dei Sardi che fanno giustamente festa. La partita all’ora della polenta mi è andata di traverso.

 

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