Bergamo a Cinque Cerchi: Benedetto Carrara e il fisico come “croce e delizia”

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La fortuna è una componente necessaria nel mondo dello sport e Benedetto Carrara ne sa qualcosa.

Benché abbia preso parte a un’Olimpiade, l’atleta di Serina ha dovuto far i conti con una serie di problemi fisici che hanno fiaccato la sua carriera nello sci di fondo.

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Cresciuto in un’epoca particolarmente brillante per il movimento bergamasco, Benedetto Carrara emerge già nel 1969 ottenendo il secondo posto ai Campionati Italiani Allievi con la tuta dello Sci Club Oltre il Colle.

Due anni dopo si ripete nella rassegna tricolore dedicata agli juniores di “prima” decidendo così di puntare direttamente sullo sport, lasciando da parte gli studi ed entrando nel Centro Sportivo Esercito.

Nel 1975 ottiene un nuovo oro giovanile nella staffetta 4×8 chilometri con Tonino Palazzi, ma quando entra in Nazionale B iniziano a emergere i problemi fisici.

Nel 1976 si ferma a causa di una serie di problemi fisici e lo fa per riprendersi rientrando un anno dopo, giusto in tempo per partecipare ai Mondiali in programma a Lahti nel 1978.

L’esperienza non è delle migliori visto che è trentaseiesimo nella 15 chilometri vinta dal polacco Jozef Luszczek che vede anche il diciannovesimo posto di Giulio Capitanio, mentre è terzo ai Campionati Italiani in staffetta come l’anno successivo.

Nella stagione 1979-80 vince le 30 chilometri in programma in Val Formazza e a Enego che valgono come preolimpiche ottenendo la convocazione insieme al collega di Schilpario, partecipando alla 30 chilometri di Lake Placid 1980.

La gara è piena di sorprese, a partire dall’assenza del russo Sergey Savelyev, vincitore del titolo mondiale due anni prima e deciso a concentrarsi sulla distanza più lunga.

I favori del pronostico passano quindi Nikolaj Zimjatov, argento nella rassegna iridata e al comando già al decimo chilometro con tredici secondi davanti allo svedese Thomas Wassberg, ma soprattutto a diciannove secondi e mezzo sul bulgaro Ivan Lebanov, campione juniores 1977.

A metà gara Zimjatov allunga leggermente con Lebanov in grande condizioni, in grado di passare in seconda posizione a trentasei secondi dalla vetta davanti a Wassberg e all’altro sovietico Vasilij Rochev.

Al ventesimo chilometro la situazione sembra essere congelata con Zimjatov avanti di quaranta secondi questa volta su Wassberg, seguito a ruota da Lebanov e Rochev.

Nel finale ecco il ribaltone con Rochev che firma il miglior tempo negli ultimi dieci chilometri, mentre Zimjatov va a riprendere Lebanov a cinquemila metri dall’arrivo tagliando il traguardo insieme.

Il russo vince così l’oro in 1h27’02” con trentadue secondi sul connazionale, mentre il bulgaro, grazie al traino conclusivo, ottiene il bronzo che rappresenta la prima medaglia per la propria nazione.

Per l’Italia arriva ventesimo posto di Maurilio De Zolt, il ventisettesimo di Capitanio e il trentaquattresimo di Carrara che conclude la gara con oltre sette minuti dal vincitore.

In staffetta i bergamaschi scendono in campo insieme con De Zolt e Giorgio Vanzetta, ma, dopo un buon inizio del friulano che conclude al quarto posto la prima frazione, Carrara rimane in quota per il bronzo passando quinto.

Capitanio recupera una posizione, ma il calo finale di Vanzetta porta l’Italia al sesto posto, a poco più di un minuto dal terzo gradino del podio.

Nel 1981 Carrara vince tre bronzi ai Campionati Italiani nella 30, 50 e nella staffetta 4×10 chilometri, ma il problema arriva l’anno successivo nella rassegna tricolore dove, dopo il secondo posto nella gara più breve, conclude ancora sul gradino più basso del podio nella prova più lunga.

Proprio lì Benedetto patisce uno strappo alla schiena e viene bloccato proprio in vista dei Mondiali in programma a Oslo saltando così la rassegna iridata.

Nel 1983 vince il titolo tricolore in staffetta, ma la soddisfazione più bella arriva in una 15 chilometri in Finlandia dove batte pure il campione olimpico Juha Mieto e vince una renna di oltre cento chili.

Tralasciando i problemi alla dogana, è difficile portare in Italia un premio del genere così Carrara baratta il trofeo con un giradischi, convinto di poter fare ancora bene nonostante i problemi fisici.

La carriera si conclude così nel 1984 quando ottiene l’ennesimo bronzo in staffetta ai Campionati Italiani, con il rimpianto che, se il fisico avesse tenuto, avrebbe potuto ottenere molto di più.