Bergamo a Cinque Cerchi – Pieralberto Carrara e il lungo inseguimento alla medaglia olimpica

L'atleta di Serina ha preso parte alle Olimpiadi Invernali di Calgary 1988, Albertville 1992, Lillehammer 1994 e Nagano 1998 ottenendo l'argento nella 20 chilometri di biathlon.

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Pieralberto Carrara ha dovuto faticare a lungo per riuscire a centrare l’obiettivo di una vita: vincere una medaglia alle Olimpiadi.

Un traguardo che è arrivato dopo quattro partecipazioni e un intenso lavoro che ha portato l’atleta di Serina sino all’argento di Nagano 1998 nella 20 chilometri individuale di biathlon.

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Un risultato che Carrara ha coronato una carriera caratterizzata da tre titoli mondiali in staffetta e due vittorie in Coppa del Mondo come raccontato in un’intervista a Eppen.

Ci racconta la sua esperienza olimpica?

Nel 1988 ero molto giovane e in Canada è stata veramente una bella esperienza, anche perché non ero mai andato così lontano. Un panorama spettacolare, con foreste, piste e luoghi bellissimi e quindi raggiungere il tredicesimo posto nella dieci chilometri sprint mi era parso qualcosa di ideale. Chiaramente i due errori commessi mi sono costati il podio, ma avevo già superato mio suocero Gianni Carrara, diciassettesimo nella 50 chilometri di sci di fondo a Cortina d’Ampezzo 1956. Mi è spiaciuto non aver preso parte alla staffetta perché la squadra arrivò al bronzo e, all’epoca, c’erano solo tre gare per il biathlon, tuttavia mi dissero che ero giovane e mi sarei potuto rifare più avanti. Le altre Olimpiadi (1992 e 1994, ndr) le ho affrontate con più esperienza visto che avevo già ottenuto ottimi risultati in Coppa del Mondo, soprattutto in staffetta dove ai Giochi abbiamo spesso patito gli errori dell’ultimo frazionista. Eravamo da podio, ma proprio qualche tiro sbagliato negli ultimi poligoni ci ha impedito di ottenere la medaglia.

L’assenza nella staffetta a Calgary 1988 ha rappresentato una delusione per lei?

Certo, ero felice già di aver partecipato, ma è stato un po’ un rammarico perché, quando gareggiavo io, le gare erano solo tre: la 20, la 10 e la staffetta. Adesso essendoci più prove, ci sono più occasioni, ma all’epoca essendo solo tre gare, è andata così.

Come avete vissuto i trionfi di Alberto Tomba all’epoca?

A differenza di quello che sosteneva l’opinione pubblica dell’epoca, Alberto Tomba non era uno sbruffone. Rispetto agli altri sciatori che avevano un po’ la puzza sotto il naso e vedevano il biathlon come uno sport minore, lui veniva a seguire le nostre gare e ci faceva i complimenti se andavano bene oppure era dispiaciuto in caso contrario.

Si aspettava di vincere l’argento alla sua quarta e ultima Olimpiade?

Il giorno prima della gara sono scivolato sul ghiaccio e ho rotto il calcio della carabina. Non mi sentivo a mio agio e così ho scelto il pettorale numero 3 per lasciare spazio ai migliori della squadra. Ho centrato tutti i bersagli, ma ho perso un minuto e mezzo al poligono perché non ero a mio agio con l’attrezzo e per questo ho chiuso a soli cinque secondi dall’oro. È andata comunque bene perché una medaglia è sempre una medaglia.

Come si è avvicinato al biathlon visto che non è uno sport così radicato nella nostra provincia?

All’epoca il direttore tecnico della Nazionale era il colonnello Battista Mismetti di Santa Brigida, che ha avviato numerosi atleti nel nostro territorio come Arduino Tiraboschi e Celestino Midali che sono scesi in campo a Lake Placid nel 1980, rimanendo alla guida della Nazionale fino a Sarajevo 1984. Lui mi ha accompagnato verso questo sport. 

Il nuovo poligono di Gromo potrebbe aiutare a tornare a quei livelli?

A Gromo è stato costruito un poligono con una piccola pista da skiroll che basta per insegnare ai ragazzi gli automatismi del biathlon, come togliere la carabina e mirare. Si tratta di uno sport spettacolare che ha superato probabilmente lo sci di fondo e per questo spero che possa tornare alta l’attenzione in bergamasca su questa disciplina.

Quanto è cambiata la disciplina da quando ha smesso?

E’ cambiato moltissimo perché noi abbiamo dato l’input di partenza, ma da quando il biathlon si è staccato dall’Unione Internazionale Pentathlon Moderno, dando vita all’International Biathlon Union (IBU), sono arrivati una serie di grossi sponsor come BMW e hanno preso in mano tutto. Girano parecchi soldi: adesso chi vince una tappa di Coppa del Mondo, si porta a casa 15.000 euro, all’epoca c’era solo il premio della FISI. Il cambiamento si vede anche negli orari delle gare che spesso vanno in scena il pomeriggio o la sera, quando ci sono molte più persone. 

Alle Olimpiadi arriverà ora sua nipote Michela. Come la vede?

Vedo poco Michela perché abita in Valle D’Aosta, ma mio fratello, che la segue in allenamento, mi ha detto che sta andando bene e anche lei si dice tranquilla in vista dei Giochi. Ha vinto un oro ai Mondiali Juniores e potrebbe replicare una grande prestazione.