Vedere due fratelli salire sui primi due posti di una gara olimpica è un risultato storico, vederlo fare da due gemelli è qualcosa di unico che Roberto Grigis ha potuto osservare in prima persona.
Nato il 16 settembre 1962 ad Alzano Lombardo, lo sciatore orobico rappresenta il grande movimento che si crea attorno a Selvino a cavallo fra gli Anni Settanta e Ottanta e che vede come suo simbolo Paola Magoni.
Grigis percorre parallelamente la strada della compaesana ottenendo nel 1979 il terzo posto ai Campionati Italiani Allievi in gigante prima di conquistare il bronzo nel 1980 agli Europei Juniores a Madonna di Campiglio.
Quell’anno il selvinese è protagonista anche agli Assoluti con l’argento in gigante oltre a debuttare a dicembre sul Canalone Miramonti in Coppa del Mondo ottenendo il tredicesimo posto nello slalom di Madonna di Campiglio.
E’ 1981 dove Grigis si prende l’attenzione sulla Ganslern, la leggendaria pista di Kitzbuehel dove i campioni delle specialità tecniche diventano dei fuoriclasse.
Il bergamasco è primo dopo la prima manche, ma nella seconda non riesce a ripetersi e finisce al quarto posto nella gara vinta dallo svedese Ingermar Stenmark.
Sembra essere il punto di svolta, tuttavia Grigis spesso è veloce in allenamento, ma non riesce a ripetersi in gara, forse a causa della pressione patita.
Servono due stagioni per rivederlo ai vertici in Coppa del Mondo quando è sesto a Courmayeur e ottavo a Parpan che gli consentono di essere convocato per le Olimpiadi Invernali di Sarajevo 1984.
E’ l’Olimpiade di Paola Magoni e del primo oro al femminile per l’Italia e Roberto, come molti selvinesi, è lì a osservare da vicino in vista del momento di aprire il cancelletto.
E quel momento arriva il 19 febbraio 1984 quando il favorito sarebbe Stenmark, ma il fuoriclasse svedese viene escluso dal CIO in quanto considerato professionista.
L’attenzione passa così su Phil Mahre che ha conquistato la Coppa del Mondo nelle ultime due stagioni, ma una prima manche discontinua posiziona in vetta il fratello gemello Steve a dimostrazione che quel giorno sarà un affare di famiglia.
Alle spalle dello statunitense c’è lo svedese Jonas Nilsson, distante sessantasette centesimi, mentre Phil è terzo a settanta.
Per l’Italia il migliore è Alex Giorgi che è quarto a 1″11, Oswald Tötsch settimo a 1″94 e Grigis quattordicesimo a 2″34.
Nella seconda manche il bergamasco è teso e dopo poche porte inforca, dicendo addio a ogni speranza di rimonta; sorte capitata anche a Giorgi, mentre Tötsch si scatena e firma il miglior tempo di manche risultando quinto assoluto.
Davanti la corsa si scatena con Phil Mahre che firma il secondo tempo e balza così al comando con ventuno centesimi sul gemello, apparso leggermente più brusco, mentre il bronzo va al francese Didier Bouvet, distante settantanove centesimi.
Per Grigis è la grande occasione che sfuma, anche se rimane sempre vicino ai vertici della Coppa del Mondo, fra i quali spicca un ottavo posto nello slalom speciale di Parpan 1984 e un sesto in un inedito slalom estivo in Australia a Thredbo nel 1989.
Ai Campionati Italiani arriva ancora un oro proprio in quell’anno oltre a due argenti e un bronzo a partire dalle Olimpiadi, ma ormai è arrivata l’epoca di Alberto Tomba e Grigis decide di chiudere la carriera all’alba degli Anni Novanta.













