Il talento si vede sin dall’inizio, non serve attendere molto tempo e Sergio Bergamelli lo dimostra il 4 gennaio 1992, a soli ventun’anni.
Nato il 16 agosto 1970 ad Alzano Lombardo, lo sciatore di Trescore Balneario cresce sulle nevi di Montecampione grazie anche al padre Vittorio, maestro di sci e vero capostipite di una famiglia che vede protagonisti anche i fratelli Norman, Thomas e Giancarlo.
Fra il 1978 e il 1980 è così due volte vicecampione italiano giovanissimi in gigante, mentre nella stagione 1986-87 si conferma sulla piazza d’onore tricolore, questa volta fra gli aspiranti.
E’ l’anno successivo che arriva finalmente la vittoria a livello nazionale fra i giovani sempre fra le porte larghe, ma a Madonna di Campiglio si mette in luce anche a livello internazionale con l’argento ai Mondiali Juniores in supergigante.
E’ un grande passo in avanti perché nel 1989 vince l’oro iridato nello slalom speciale e il bronzo in gigante, avvicinandolo così al massimo circuito.
L’esordio arriva però il 23 novembre 1991 quando arriva undicesimo nel gigante di Park City, seguito da un medesimo risultato in Alta Badia nonostante pettorali particolarmente alti.
Il giorno che cambia la vita arriva proprio il 4 gennaio 1992 sulle nevi della Podkoren dove Sergio Bergamelli parte con il 34 completando due manche da capolavoro, balzando al comando sin dopo la prima discesa.
Dovrebbe evitare di rischiare nella seconda, ma il bergamasco scende ancora una volta come un folle prendendosi una serie di rischi che ripagano e lo portano a vincere con 2″22 su Hans Pieren e 2″76 su Alberto Tomba.
Sembra nata una stella e la conferma potrebbe arrivare alle Olimpiadi Invernali di Albertville 1992 dove però patisce la neve morbida di Val d’Isere e conclude la prima manche in diciottesima piazza con 2″38 da Tomba.
Alberto è scatenato e regala un’altra storica pagina allo sci italiano, mentre Bergamelli nella seconda manche non può far altro che recuperare una posizione e chiudere con 4″77.
E’ un brutto colpo che Sergio però attutisce prontamente come dimostrato a fine stagione con il settimo posto nel gigante di Crans Montana, seguito l’anno successivo da una quinta piazza sempre a Kranjska Gora e un settimo a Veyssonaz.
Le difficoltà emergono molto presto e Bergamelli finisce nuovamente in Coppa Europa, dovendo attendere il 1995 per tornare in Coppa del Mondo.
Quei risultati di inizio carriera latitano ad arrivare, almeno fino al 1998 quando un nono posto sempre nella solita Kranjska Gora gli regala la seconda partecipazione ai Giochi, questa volta a Nagano.
Per l’Italia purtroppo non c’è più così tanta gloria come sei anni prima con Tomba che esce già nella prima manche e Bergamelli che non può far altro che chiudere in sedicesima posizione a 4″27 dall’austriaco Hermann Maier.
Per lo sciatore bergamasco è di fatto il canto del cigno visto che arriverà soltanto una vittoria in Coppa Europa a Sella Nevea in slalom e un bronzo in gigante ai Campionati Italiani.
La carriera di Sergio Bergamelli si chiuderà così nel febbraio 2001, con il ricordo di quell’impresa a Kranjska Gora e il rimpianto forse non esser riuscito a sfruttare al meglio un talento certamente cristallino, ma forse da sgrezzare.













