Ironman World Championship: un Mondiale di luci e ombre per Michele Sarzilla

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Ci sono giornate che sogni per una vita e che poi, senza neanche avvisarti prima, tradiscono ogni attesa e aspettativa. È la sintesi del primo Mondiale IRONMAN a Kona (Hawaii) di Michele Sarzilla, disputato sabato 10 ottobre e che ha chiuso al 22° posto con il tempo di 8h17’05” dopo aver percorso 3,8 km di nuoto, 180 km di ciclismo e 42 km di corsa.

In una gara di livello assoluto dominata dal francese Vincent Luis, campione del mondo al debutto nella competizione in 7h47’27”, e dalla statunitense Taylor Knibb, che si è presa la rivincita dopo il ritiro dello scorso anno imponendosi in 8h36’29”, le condizioni climatiche caratterizzate da un tasso di umidità estremo hanno reso il percorso ancora più impegnativo, impedendo al portacolori del DDS Triathlon Team di esprimere completamente il livello di prestazione costruito in questi due anni di lavoro.

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Michele Sarzilla

«È stata la giornata più difficile della mia vita sportiva. Sono amareggiato per il risultato, perché penso di valere qualcosa in più, ma anche e soprattutto per la gara in sé. Il mio impatto con Kona non è stato dei migliori, dalla frazione ciclistica in poi – quindi per la maggior parte della competizione – non ho avuto buone sensazioni. Al contrario di molte altre gare non mi sono divertito. Non è il mio percorso. Ero così provato che mi sono domandato più volte chi me lo stesse facendo fare. Se sono andato avanti e ho tagliato quel traguardo è grazie anche a tutte le persone che erano là ad aspettarmi. E forse è questa una delle poche note positive: ho saputo tener duro, ho stretto i denti e ho portato a casa una finale mondiale. Arrivare al termine di questa gara è qualcosa di pazzesco, mi ha forgiato dentro», le parole di Sarzilla.

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Michele Sarzilla

A tracciare l’analisi della gara è anche il suo allenatore, Fabio Vedana: «È stato un Campionato del Mondo durissimo. Le condizioni climatiche e un’umidità spaventosa hanno messo tutti a dura prova. Della prestazione di Michele vediamo il bicchiere mezzo pieno per il percorso straordinario fatto con tutto lo staff per portarlo a competere a questi livelli, restando nel vivo della gara per buona parte della competizione. Ma è anche un bicchiere mezzo vuoto perché il suo reale valore è superiore a questo 22° posto, ma la durezza della prova e la pressione mentale di un evento di così alto livello tecnico ci hanno messo in difficoltà. Come si dice sempre, le Hawaii non fanno sconti ed è l’isola a dettare legge, è una gara imprevedibile. Guardiamo con orgoglio alla crescita di Michele come atleta e come uomo, pur con il rammarico di non aver raccolto tutto quello che abbiamo investito. Ora analizzeremo ogni dettaglio per ripartire e programmare il futuro». (Fonte: Barbara Cologni)