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Clelia Rebussi e Mario Esposito un podio per due

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Eugenio Sorrentino

Lo sport li ha fatti incontrare e nella vita condividono la passione per le discipline in cui hanno fatto emergere il loro talento. Parliamo di Clelia Rebussi, plurititolata nel nuoto paralimpico, dal 2004 al 2008 consigliere nazionale del CIP e attuale vicepresidente della società sportiva PHB che ha retto dal 2008 al 2017; e di Mario Esposito, colonna dell’arco paralimpico azzurro, portacolori di PHB che vanta cinque partecipazioni alle Paralimpiadi e una medaglia di bronzo conquistata a Pechino 2008. Coppia nella vita (matrimonio celebrato subito dopo Barcellona ’92), con lei nelle vesti di inossidabile dirigente e lui che non si stanca di minare al centro del bersaglio rotondo. Ma Clelia Rebussi si è cimentata nella rana e nello stile libero, senza rinunciare allo sci di fondo con lo slittino per disabili, mettendosi alla prova per oltre vent’anni. La soddisfazione più grande? “Ce ne sono state parecchie. Non avendo iniziato giovanissima a praticare lo sport a livello agonistico, tutti i successi mi hanno regalato ogni volta grande gioia”. Da dirigente della PHB il momento più esaltante lo ha vissuto nel 2008 con i tre atleti partecipanti alle Paralimpiadi di Pechino rientrati con la medaglia al collo: l’oro nel nuoto di Maria Poiani, l’argento di Rolly Simonelli nel compound e il bronzo di Mario Esposito nell’arco olimpico. Senza dimenticare nel 2016 la brillante organizzazione del campionato italiano di nuoto paralimpico a Bergamo. “Dopo Tokio, sicuramente il movimento paralimpico ha accresciuto la sua visibilità. Direi che lo slancio è partito da Londra 2012. Al di là della serie eccezionale di successi, al ritorno da Tokio gli atleti paralimpici sono diventati un esempio da seguire “ – dice Clelia Rebussi, soddisfatta di contare oltre 200 tesserati, segno che la pandemia non ha cancellato la voglia di fare sport tra chi vive con una disabilità.

Mario Esposito ha iniziato negli anni 80 con il nuoto, cimentandosi anche nel basket in carrozzina e poi nel tennis tavolo, per poi passare allo sci di fondo e all’arco olimpico, disciplina in cui è stato campione mondiale ed europeo, con cinque partecipazioni paralimpiche a cominciare da Barcellona ’92 fino a Londra 2012 saltando Atene 2004. “Mi sono accorto che da arciere vivevo le giuste sensazioni e riuscivo a fare meglio”. Senza tralasciare il nuoto, continua a tirare dopo essere stato in Nazionale dal 1990 al 2012. “Mi diverto ancora a fare gare a livello regionale e provinciale con la soddisfazione di salire ancora sul podio”.

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