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Daniele Cassioli cecità no limits

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Gian Battista Gualdi

Daniele Cassioli, leggenda dello sci nautico per non vedenti, ha portato la sua testimonianza di atleta paralimpico a una riunione promossa dal Rotary Club Città di Clusone allargata ad altri club dell’area bergamasca. Cieco dalla nascita per una retinite pigmentosa, membro del Consiglio Nazionale del Comitato Italiano Paralimpico, ha vinto 25 titoli mondiali, 25 europei e 41 italiani di sci nautico e detiene i record del mondo delle tre specialità della disciplina: slalom, figure e salto. In più gioca a calcio in quel di Crema. Successi che gli hanno permesso di realizzare il sogno di offrire nuove opportunità soprattutto ai bambini non vedenti.

Chi è Daniele Cassioli?

Un innamorato cronico della vita che ha imparato a “ribellarsi” ai pregiudizi per inseguire la propria felicità e i propri sogni.

Lei descrive lo sport come la palestra di vita che le ha fatto superare la disabilità. E’ un messaggio davvero trasmissibile a tutti?

Lo è assolutamente. Lo sport è uno strumento educativo potentissimo: i ragazzi sperimentano il confronto col proprio corpo, l’empatia verso il movimento, sono portati ad apprendere come gestire la sconfitta, guadagnano in autostima e si portano a casa tantissimi insegnamenti fondamentali anche nella vita scolastica, professionale e personale.

Quali sono gli stimoli necessari a fare sport oltre i propri limiti?

il primo stimolo è di natura culturale e parte dai genitori. Se l’approccio all’agonismo è sano gli stimoli vengono da sé. La cosa fondamentale è proprio trasmettere che è molto più importante migliorare sé stessi prima di essere il migliore. E il limite diventa la grande occasione per conoscere le nostre aree di miglioramento.

Lei è entrato a far parte della nazionale italiana paralimpica di sci nautico a soli dieci anni. Era un predestinato?

I primi predestinati sono i miei genitori che hanno educato Daniele e non il cieco. Questo mi ha permesso di arrivare più attrezzato emotivamente e fisicamente all’appuntamento con lo sport.

Si è laureato in fisioterapia, ma poi si è dedicato all’avviamento allo sport dei bambini con disabilità visiva. Com’è maturata questa scelta?

Dal fatto che ciò che per me è normale, ovvero allenarmi 5 giorni a settimana, per molti bambini ciechi è un’utopia. Non trovano una società sportiva pronta ad accoglierli, a scuola spesso non fanno educazione fisica e sono addirittura dissuasi a fare sport. Ecco perché ho fondato Real Eyes Sport (www.sportrealeyes.it): vorrei servirmi della mia storia da atleta per aprire strade nuove a chi non vede.

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