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I Giochi, l’inno e la bandiera

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Federica Sorrentino

La disputa di olimpiadi e paralimpiadi, già posticipate di un anno, rappresenta il simbolo della ripartenza sulla strada della nuova normalità attesa dall’umanità intera. Per una generazione di atleti, la partecipazione ai giochi a cinque cerchi significa l’apice della carriera sportiva, indipendentemente dal risultato agonistico. Ma, più di ogni altra, cosa, conta parteciparvi con la propria bandiera. Cosa che per il movimento sportivo italiano, al momento, non è scontata. Se ne parla davvero poco, ma i nostri olimpionici rischiano di gareggiare sotto la bandiera del Comitato Internazionale Olimpico, lo stesso organismo che contesta la legge di riforma dello sport, intravedendo la sottrazione dell’autonomia che contraddistingue il ruolo del Coni. Il principio di indipendenza dello sport dalla politica è alla base della Carta Olimpica e ogni violazione altera i rapporti e, per l’appunto, l’autonomia. Secondo la legge di riforma dello sport, di cui si discute da due anni a questa parte, i poteri assegnati al Coni passerebbero a Sport & Salute, società per azioni del Ministero delle Finanze. Agli inizi del nuovo anno, il CIO ha invitato ha ribadito la sua posizione al riguardo, chiedendo di attuare i correttivi idonei a rispettare il principio base che regola l’organizzazione e il ruolo delle rappresentanze nazionali del movimento olimpico. La soluzione, che salverebbe capra e cavoli, è stata prospettata da mesi, ma non ancora valutata. Da Losanna, sede del CIO, fanno sapere che il tempo residuo delle decisioni è agli sgoccioli. Mercoledì 27 gennaio il comitato esecutivo del CIO si riunirà e in quella occasione, in assenza delle risposte richieste e attese, l’Italia potrebbe subire una sanzione ai sensi del punto 59.1.4 della Carta Olimpica. Si va dalla sospensione del Coni, con tutte le conseguenze che il provvedimento comporterebbe a carico del movimento sportivo italiano, al divieto di usare la bandiera nazionale e suonare l’inno di Mameli a partire dai Giochi di Tokio per proseguire con quelli invernali di Pechino 2022. Qualcosa de genere accadde alle Olimpiadi di Mosca 1980, boicattate (per protesta dopo l’invasione dell’Afghanistan da parte dell’allora Urss) da Usa e altre nazioni, tra cui l’Italia, che consentì ai propri atleti di partecipare sotto la bandiera del CIO. A tutt’oggi Russia e Bielorussia sono escluse dai giochi olimpici per doping. Non si può che sperare si voglia difendere storia e tradizione dello sport italiano.

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