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Michela Moioli ci 6

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Federico Errante

Michela Moioli fa sei. A Colere, dove non aveva mai vinto, replica il successo d’inizio stagione. Quel giorno era una Fis in preparazione alla Coppa del Mondo, sabato il dominio assoluto l’ha portata al titolo italiano. Fa quasi sensazione dirlo, ma per la campionessa olimpica si è trattato del primo oro di questa annata. Troppi argenti, in effetti, cominciavano quasi a stonare e ormai la presunta maledizione legata all’anno dispari era diventato un antidoto per sorridere. Ma dopo il secondo posto dapprima al Mondiale di Idre (Svezia) sia nell’individuale che nel Team Event con Lorenzo Sommariva e successivamente nella corsa al globo di cristallo, ecco il sigillo. Sarà pure meno pesante, fatto sta che un successo ha sempre un valore speciale. Oltretutto se centrato sulle nevi che hanno reso Michela ciò che è attualmente, ossia una delle migliori interpreti in circolazione. E poi non è neppure facile mantenere le promesse quando non solo parti da favorita, ma ha addosso tutti gli occhi che attira necessariamente il candidato ad essere “profeta in patria”. Una volta sciolto quel briciolo di fisiologica tensione anche per tutte le ragioni appena spiegate però, Moioli ha sciorinato un autentico dominio in tutte le batterie fino alla finale. Solo in qualifica l’aveva anticipata Raffaella Brutto, ossia colei che aveva messo le mani sul titolo tricolore 14 anni fa ovvero la “prima” degli Assoluti in Val di Scalve. Per i colori bergamaschi – senza Sofia Belingheri, ai box dopo l’operazione alla spalla e Thomas Belingheri 2° azzurro tra i maschi dietro a Tommaso Leoni – bisogna riavvolgere il nastro di 24 ore per raccontare un episodio che se si definisce singolare si rischia di rimanere nell’ambito degli eufemismi. Succede infatti che Marika Savoldelli, 18enne di Clusone figlia di Paolo, grande ciclista a cavallo tra gli anni Novanta e i Duemila, perde la Coppa Italia per la carta d’identità. Non è un pesce d’aprile e neppure una bufala, bensì il verdetto basato su un regolamento assurdo. La seriana, giunta terza nell’ultima gara, si vede dunque sottrarre il trofeo da Sofia Groblechner, nonostante l’arrivo a pari punti a quota 3000. L’una nata il 5 gennaio, l’altra il 15 dicembre dello stesso anno, il 2003. E il criterio d’assegnazione, udite udite, premia la più giovane. Lungi da noi essere tacciati di campanilismo, il discorso sarebbe stato analogo a parti invertite. Il problema qui non è l’essere o meno bergamaschi, piuttosto chi mette nero su bianco certe norme.

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