Giovane juventino, brutto gesto

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padovanNon è stata una bella uscita quella di Matteo Gerbaudo, giovane primavera della Juventus che ha per niente rispettato stile e tradizione della Vecchia Signora e del vivaio bianconero, insultando a più riprese la tifoseria partenopea presente sugli spalti dello stadio San Paolo in occasione della finale di Coppa Italia Primavera contro il Napoli, conclusasi dopo i tempi supplementari. Una partita combattuta e onorata dalle due formazioni, terminata sul punteggio di 1-1 dopo i canonici 90 minuti regolamentari. Stesso risultato, peraltro, della gara di andata disputata a Torino. Ergo, necessari due tempi di 15’ per tentare di superarsi. Ci riesce la Juventus, che passa in vantaggio 2-1 e ipoteca la conquista del trofeo. L’esultanza, però, ha ben poco a che fare con il gesto sportivo. Gerbaudo si rivolge al pubblico con gesti plateali quanto eloquenti che sanno di insulto e provocazione. L’arbitro segue la scena e senza tentennamenti in pochi istanti e, aggiungiamo, in modo esemplare, mostra il cartellino rosso al giocatore bianconero, al quale il giorno dopo la commissione disciplinare commina tre giornate di squalifica. Se questo è il comportamento degli astri nascenti del calcio nostrano, c’è poco da stare allegri. Anche perché l’allenatore della Primavera juventina, Marco Baroni, si è dovuto adoperare per richiamare Stefano Padovan, autore del primo gol su calcio di rigore, intento a zittire il pubblico di casa e mettere le mani dietro le orecchie. Pronte le scuse della Juventus, affidate alle parole di Gianluca Pessotto, vice direttore del settore giovanile bianconero, dispiaciuto e pronto a sottolineare che simili atteggiamenti non appartengono alla Juventus. Un brutto esempio che serva da lezione.

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