Terremoto in Venezuela, bilancio vittime continua a salire: i morti sono quasi 3mila

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(Adnkronos) –
Continua a salire il bilancio delle vittime del devastante terremoto che ha colpito il Venezuela lo scorso 24 giugno. I morti sono 2.954, secondo quanto emerge dai dati ufficiali diffusi oggi. Il numero dei decessi è aumentato di oltre 300 unità rispetto al giorno precedente.  Oltre 16mila persone hanno perso la propria abitazione e 856 edifici sono stati danneggiati, ha inoltre indicato il ministero venezuelano delle Comunicazioni, senza fornire dati sul numero dei dispersi, che secondo le Nazioni Unite potrebbe arrivare fino a 50.000 persone. La prima scossa si è verificata a una profondità di 21,9 km, circa 200 km a ovest di Caracas. È stata seguita da una seconda a 10 km di profondità, registrata 39 secondi più tardi a 45 km di distanza, e poi da una ventina di repliche, secondo il Servizio geologico degli Stati Uniti (Usgs). Secondo l’Usgs, il terremoto di magnitudo 7,5 è il più forte dal 1900 a colpire il Venezuela, Paese di quasi 30 milioni di abitanti la cui economia è in crisi da anni. La situazione nel Paese sudamericano rimane critica, con molti cittadini che continuano a cercare rifugio e assistenza. Le autorità locali stanno lavorando per fornire aiuto e supporto alle popolazioni colpite, ma l'entità del disastro sta rendendo difficile un intervento rapido ed efficace. Il governo venezuelano ha confermato che i lavori di ricerca e soccorso proseguiranno senza sosta, con l'obiettivo di trovare eventuali sopravvissuti e portare sollievo alle famiglie delle vittime.  Le due scosse di terremoto, avvenute a 39 secondi di distanza l’una dall’altra, hanno colpito principalmente il nord del Paese. La Guaira, località balneare a circa quaranta chilometri dalla capitale Caracas, presenta numerosi edifici completamente ridotti in polvere. Molti sfollati si trovano ancora senza casa o in rifugi precari nei parchi. Anche Caracas è stata colpita: alcuni edifici sono crollati, ma i danni sono stati molto inferiori rispetto a La Guaira. 
Giovedì, a 8 giorni dal terremoto, un uomo è stato estratto vivo dalle macerie. I soccorritori, racconta la Bbc, hanno lavorato per più di cento ore per salvarlo dopo averlo individuato tra le macerie di un edificio crollato, un parcheggio di un centro commerciale a La Guaira. La rete britannica racconta la storia di Hernán Gil, individuato dai soccorritori sotto 140 tonnellate di macerie. Alle operazioni per trarlo in salvo, ha riferito la Bbc, hanno contributo squadre di Venezuela, Cile, Costa Rica, El Salvador, Messico, Portogallo e Stati Uniti. Solo la notte appena passata sono riusciti a stabilire un contatto visivo con l'uomo. Poche ore prima era stato un bambino di appena tre anni a essere estratto vivo. "Questi sono casi rari, se non rarissimi. Dopo un sisma come quello accaduto in Venezuela, ci sono molte variabili: la prima è il luogo, ovvero se il superstite riesce a muoversi in piccoli spazi sotto le macerie; poi l'accesso a fonti per idratarsi; infine le temperature a cui è esposto, se è in profondità o in superficie. A seconda di questo parametro, il corpo umano riesce a mantenere un certo equilibrio. Oltre a queste 3 varibili si deve aggiungere lo stato di salute generale prima della catastrofe: un ragazzo o un bimbo hanno maggiori possibilità di sopravvivenza rispetto ad un anziano che già non stava bene. Possiamo avere 1-2 casi di sopravvissuti a un sisma dopo le 72 ore", ha spiegato all'Adnkronos Salute è Mario Raviolo, direttore della Maxiemergenza 118 dell'Asl Cn1.: una storia che sfida ogni statistica e riaccende la speranza dei soccorritori.  
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