(Adnkronos) –
Tor Vergata, 4 luglio. Qui, come promesso, la favola è diventata realtà. Quando Niccolò Moriconi, in arte Ultimo, canta “Dove gli ultimi forza hanno e insieme cantano” (‘Pianeti), le sue parole diventano il manifesto di 250mila persone che lo hanno atteso per un anno intero. Un boato scuote un'area di oltre 150mila metri quadrati, inaugurando di fatto una delle arene per concerti più grandi d'Europa, pronta da oggi ad accogliere anche i giganti della musica internazionale. Ma questa notte è tutta per un ragazzo romano, 30 anni, cresciuto in periferia, precisamente nel quartiere di San Basilio, che ha promesso di dare voce agli ultimi. E ci è riuscito. E tutti gli 'ultimi' che si sentono rappresentati dal suo cantautorato emotivo, dove l'urgenza personale è il cardine, sono diventati la sua grandissima forza, quella che lo ha reso il primo artista a radunare una platea oceanica, a soli 30 anni. La cronaca di un evento da record inizia molto prima che la musica parta. Inizia giorni prima, con i fan più devoti accampati con tende e ombrelli, per una devozione che non teme caldo, pioggia e stanchezza. E raggiunge il climax in un torrido sabato romano che è anche un anniversario: il 4 luglio, come il giorno del suo primo concerto all'Olimpico del 2019. Ad aprire le danze sulla cattedrale di acciaio e luci lunga 140 metri, ci pensa l’amico di sempre: Fabrizio Moro, il primo a credere in lui e nella sua arte. "Questa è la fotografia più bella della musica italiana", ha detto, proponendo un brindisi: "A voi, a Nic e al 4 luglio. Alla faccia di chi ci vuole male". Un passaggio di testimone simbolico prima del momento che tutti aspettano. E poi, il boato. Un elicottero sorvola la folla. Non è un film, è l'arrivo di Niccolò. Una scelta scenica che evoca l'impresa di Vasco Rossi per il suo storico concerto da quasi 230mila persone a Modena Park ma con un nuovo record: con 250.000 spettatori, l'allievo supera il maestro.
Quando finalmente appare sul palco, l'arena esplode. L'inizio è affidato a 'Pianeti', mentre sugli schermi lampeggia il suo manifesto: “Beati gli ultimi perché saranno i primi”. Da lì, comincia un viaggio senza sosta nel suo universo musicale. La scaletta è un'antologia di successi. "Roma, sei un capolavoro", dice prima di intonare 'Il capolavoro', per poi scatenare l'energia con 'Sono pazzo di te'. Ogni canzone è un coro, ogni parola urlata da 250mila voci che cantano la propria vita. Il viaggio prosegue tra la delicatezza di 'La stella più fragile dell'universo', la spensieratezza di 'Vieni nel mio cuore' e l'omaggio alle radici con 'Fateme Cantà'. Poi arriva il momento più emozionate: l'unico ospite della serata, il mentore Fabrizio Moro, torna sul palco. L'abbraccio tra i due sulle note della loro collaborazione del 2018, 'L'eternità (Il mio quartiere)', sigillando un legame artistico e umano.
C'è spazio per tutto: per la band, potentissima nel medley di 6 brani che unisce ‘L'ultima poesia’ e ‘Tutto questo sei tu’, e per l'intimità, con un lungo set al pianoforte sospeso. È qui che Ultimo trova la sua dimensione naturale e da solo con i suoi tasti, regala ‘Questa insensata voglia di te’, ‘Buon viaggio’, l'iconico ritornello di Alba e ‘Quel filo che ci unisce’, brano diventato a tutti gli effetti il manifesto della sua storia d'amore con la compagna Jacqueline Luna Di Giacomo, con la quale ha avuto il suo primo figlio, Enea, nato il 30 novembre 2024. “Ho visto gente esclusa ridere a squarciagola”, canta in ‘22 Settembre’. E basta guardarsi intorno per capire che quella gente è tutta lì. Non sono semplici fan, sono un popolo. Un fenomeno di aggregazione che in Italia ha pochi eguali, paragonabile solo a quello generato da Vasco o Renato Zero. È il popolo di chi si è sentito fragile, incompreso, e ha trovato una voce nelle sue canzoni.
La chiusura è affidata al suo manifesto, ‘Sogni Appesi’. E quando le parole “Da quando ero bambino, solo un obiettivo / Dalla parte degli ultimi, per sentirmi primo” risuonano per l'ultima volta nell'arena di Tor Vergata, è chiaro a tutti che questa non è stata solo la festa di Niccolò. Le sue parole finali, prima che i fuochi d'artificio sigillino la serata, lo confermano: "Ho fatto pace con tutti, ho fatto pace con tutto. Siamo nella storia". È stata la festa di un'intera generazione che ha trovato il suo primo posto nel mondo. Poco importa a che ora si tornerà a casa. Questa notte è già un "io c'ero" che migliaia di ragazzi si racconteranno per anni. La favola di Ultimo è diventata storia. E per i suoi fedeli, ora, la domanda è una sola: dopo aver toccato il cielo, dove può ancora volare Ultimo? (di Loredana Errico)
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