Il 20 dicembre Sir Alex Ferguson è diventato il più longevo allenatore dello United. Il giorno dopo ci ha lasciato Enzo Bearzot, simbolo del trionfo mondiale a Spagna ’82 e dell’Italia indomita e tenace che si identificava nel presidente Sandro Pertini. Entrambi rappresentano (il verbo presente è voluto) la migliore espressione del calcio, accomunando tempra e signorilità, capacità di motivare e fairplay, tecnica e stile. Al 68enne Ferguson, che ha battuto tutti i record tagliando il traguardo dei 24 anni, un mese e 14 giorni sulla panchina del Manchester Utd, si può solo augurare di allungare la sua vita di allenatore e sportivamente di cogliere nuovi, importanti allori. Enzo Bearzot è e resterà il simbolo dell’Italia migliore. Arrivato alla guida della Nazionale nel 1975, dopo il quarto posto ad Argentina ’78 e all’Europeo casalingo dell’80, ha portato gli azzurri alla conquista del mondiale di Spagna ’82 superando la scia di polemiche legate al girone eliminatorio e alla qualificazione ottenuto senza vittorie. A lui il merito di aver dato fiducia a Paolo Rossi, reduce dalla squalifica del calcio-scomesse, e averlo trasformato nel Pablito cannoniere, ma soprattutto di aver plasmato un gruppo inossidabile, in cui il 18enne Bergomi aveva il carattere del veterano e Zoff e Scirea erano solidi pilastri. La Fifa sottolinea giustamente di valori autentici di Bearzot, figura di sportivo che anteponeva i valori umani a qualsiasi altra cosa. Dalla successione a Bernardini nel ’77 all’esordio di Antonio Cabrini in Argentina fino all’urlo di Tardelli nella vittoriosa finale di Madrid contro la Germania, il suo bilancio da ct è invidiabile: 104 panchine, 51 vittorie e 28 pareggi. Bearzot ha avuto il merito di superare le critiche più feroci, proteggendo i suoi giocatori e difendendo le proprie scelte. Il silenzio stampa nel ritiro del mondiale spagnolo e i risultati conseguiti con le vittorie su Brasile, Polonia e Germania, furono le risposte al partito di quelli che remavano contro. La sua pipa come quella del presidente Pertini. Indimenticabile la partita a carte, con Zoff e Causio, sull’aereo presidenziale dopo la conquista della terza Coppa del Mondo. Dopo il Mondiale vinto, l’Italia di Bearzot non riuscì a qualificarsi all’Europeo ’84. Dopo la sconfitta agli ottavi del mondiale di Messico ’86 ad opera della Francia di Platini, Bearzot si dimise pur avendo un contratto che lo legava alla federazione fino al 1990.

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