Di fronte alla città che annega, guarda sgomenta il fiume che attraversa e ferisce le sue strade, trascina e inghiottisce gli inermi, chi si ricorda che il quartiere genovese di Marassi è anche il tempio storico del calcio? Giusta, sacrosanta e tempestiva la decisione di rinviare la partita tra Genoa e Inter, che si sarebbe dovuta giocare all’ora di pranzo. Nelle ore di massima allerta per il preallarme meteorologico sulla città di Genova e la Liguria, si piangono le vittime dell’ennesima, immane tragedia. Una devastazione spaventosa, lacerante, frutto dell’incapacità di assumere decisioni preventive e responsabili. Di fronte ad una previsione pluviometrica di portata eccezionale e ai rischi conseguenti che si sono puntualmente manifestati, come i tragici e ricorrenti eventi analoghi storicamente insegnano, non sarebbe stato più giusto interrompere ogni attività e mettere quantomeno la popolazione al riparo? Che senso ha tenere aperti scuole, uffici, attività commerciali quando la minaccia incombe? Viste le drammatiche immagini, a Genova poteva andare molto peggio e se il numero delle vittime non è salito lo si deve al coraggio e all’eroismo di gente comune, vigili del fuoco, guardie municipali, carabinieri e poliziotti intervenuti sul luogo del disastro. Superfluo sottolineare che questo Paese non può continuare a gestire le ferite del suo territorio. I terremoti, tuttora imprevedibili ma gestibili con una rigorosa tecnologia costruzioni e l’adeguamento degli edifici preesistenti, trasformano molto spesso gli stadi in luoghi di accoglienza. Frane e alluvioni non sono fenomeni che avvengono per caso. E’ tempo di chiedere con forza e convinzione uno sforzo collettivo per mettere in sicurezza il territorio e in atto l’educazione alle più elementari forme di autoprotezione. In definitiva, un comportamento assennato e il coraggio delle decisioni, razionali anche se impopolari.

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